GP Weekend | Gran Premio del Qatar 2025 | Lusail International Circuit

Settanta per cento di umidità. Una pista disegnata con il goniometro. Un Mondiale che non ha ancora un padrone. Il Qatar non è una tappa qualsiasi: è il penultimo atto, il momento in cui i conti si fanno sul serio e ogni punto pesa come una pietra. Noi c’eravamo. Leggermente appiccicosi, ma c’eravamo.


McLaren — Voto 5

C’è un’arte sottile nel sprecare le occasioni migliori con la massima fiducia in se stessi. McLaren la sta affinando con costanza preoccupante.

Norris arriva in Qatar con una vettura che sui lunghi giri vale la pole, con un team che ha risolto problemi che sembravano cronici, con un vantaggio in campionato che poteva essere già decisivo. E invece il risultato finale è quello di chi ha fatto tutto tecnicamente corretto ma non ha mai trovato il guizzo che separa il buon risultato dal grande risultato. In partenza, in particolare, l’olandese di fronte lo vedi andare via mentre tu stai ancora decidendo se spingere davvero.

Il passo gara c’era. La cattiveria nei momenti che contavano, meno. Zak Brown girava per il paddock con quella soddisfazione preventiva che si trasforma rapidamente in spiegazioni a denti stretti quando i punti non arrivano tutti. Il campionato è ancora aperto, ma ogni occasione non sfruttata è un debito che si accumula.

Abu Dhabi non perdona i creditori insolventi.


Red Bull — Voto 12

Esistono weekend in cui la perfezione non è un’esagerazione retorica ma una descrizione tecnica. Questo è stato uno di quelli.

La chiamata strategica dal muretto ha sorpreso tutti tranne chi la stava eseguendo. Il set-up trasformato tra una sessione e l’altra con la chirurgia di chi sa esattamente dove mettere le mani. Verstappen in pista che non commette un errore misurabile per tutto il weekend. Il tipo di armonia tra pilota e squadra che quando funziona sembra semplice e quando non funziona sembra impossibile.

Dodici punti separano Max dalla matematica certezza di un titolo che quest’anno sembrava potergli sfuggire, e invece si trova a questo punto dell’anno ancora saldamente nelle sue mani. Non è fortuna. Non è una macchina superiore. È il risultato di un sistema che, quando si compatta, non lascia spazio agli avversari.

Nota a margine: Tsunoda ha segnato un punto. Gli auguriamo di tenerselo stretto.


Mercedes — Voto 7

Il progresso di Antonelli è diventato impossibile da ignorare anche per chi lo guardava con scetticismo nei primi appuntamenti. C’è una progressione silenziosa nel suo rendimento — ogni weekend un po’ più consistente, ogni duello con Russell un po’ meno sbilanciato a favore del compagno esperto — che racconta di un pilota che sta imparando come si fa nel modo più efficace possibile: facendolo.

L’inciampo dell’ultimo giro ha regalato una posizione a Norris e, come effetto collaterale, ha scatenato la fantasia di Helmut Marko, che ha costruito attorno a quell’episodio una teoria tanto generosa quanto smentita nel giro di qualche ora dalla stessa Red Bull. Cose che capitano, nei paddock, verso fine stagione.

Quello che resta, al netto delle scivolate e delle teorie, è un pilota che ha trovato la sua colonna sonora e sta alzando il volume con regolarità. Il 2026 con una Power Unit nuova e le aspettative su Antonelli comincia a prendere forma concreta.

Nel frattempo, Antonio Fuoco trionfa in F2 con i colori della Ferrari Academy. Una nota di colore che diventa qualcosa di più se si pensa al progetto a lungo termine di Brackley: un italiano che corre forte, in un momento in cui l’Italia ha molto interesse a tenere gli occhi sulla Formula 1.


Ferrari — Voto 2

Ci sono gare che si commentano con un’alzata di spalle e ci sono gare che chiedono riflessioni più serie. Questa era del secondo tipo, ma la risposta ufficiale è stata del primo.

Le parole rassicuranti sul miglioramento della macchina si scontrano con quello che il cronometro continua a produrre: un gap che non si chiude, una competitività che non si trova, una squadra che sembra aver esaurito le risposte senza aver esaurito le domande. Leclerc ha fatto quello che può fare Leclerc — ovvero tutto quello che è umanamente possibile con il materiale a disposizione — e non è bastato nemmeno a stare in conversazione con i migliori.

La livrea è bella. Ma i punti si assegnano sulla pista, non in sala design.

Abu Dhabi sarà l’ultima occasione per chiudere la stagione con un risultato che non sembri soltanto un tentativo.


“Tutti quelli che hanno corso e che corrono in macchina hanno questa consapevolezza: quando si vince, il 30 per cento di merito va alla macchina, il 40 per cento al pilota, il restante 30 per cento alla fortuna.” — Nikki Lauda ex pilota Ferrari e McLaren

Haas — Voto 5

Il pit-lane del Qatar è stato teatro di una di quelle sequenze caotiche che si vedono raramente ad alti livelli: vetture ammassate, margini ridotti all’osso, tensione che sale di pari passo con le temperature. In quel contesto, qualcosa è andato storto — prima su una macchina, poi sull’altra — e le penalità hanno chiuso anzitempo una gara che stava per diventare interessante, soprattutto per Bearman.

Bearman, appunto. Da qualche gara c’è un fenomeno curioso che i dati confermano: il ragazzo si incolla a Leclerc con una persistenza quasi fisica, come se avesse trovato nella Ferrari il metro di riferimento ideale. Non lo batte ancora, non sistematicamente. Ma lo tiene in vista con una regolarità che dice qualcosa sul suo livello reale.

Una domenica da dimenticare, ma con qualcosa da ricordare.


Aston Martin — Voto 6

Il giro veloce di Alonso e il record di velocità di Stroll sono stati presentati internamente con l’entusiasmo di chi ha vinto qualcosa. In realtà il primo è costato una giravolta e alcune posizioni in un momento della gara in cui i punti erano ancora raggiungibili, e il secondo è stato registrato nella corsia dei box, dove l’unica competizione in corso riguarda i meccanici.

Il bilancio complessivo è quello di un weekend discreto raccontato come positivo, il che è già un risultato di per sé — ma non del tipo che si porta a casa come trofeo. Aston Martin deve allontanarsi da Haas in classifica e avvicinarsi a Racing Bulls: due obiettivi che ad Abu Dhabi valgono quanto una vittoria per chi combatte nella parte mediana della griglia.


Racing Bulls — Voto 7

Hadjar ha costruito una gara che sembrava un poema in prosa tecnica: ritmo, difesa, timing perfetto dei sorpassi, quel misto di istinto e calcolo che si vede raramente in un pilota alla sua prima stagione completa. Poi, al penultimo giro, la meccanica ha deciso di interrompere la lettura.

Rimane la sensazione di aver visto qualcosa di reale. E rimane il paddock che bisbiglia il suo nome in un contesto più importante: il sedile Red Bull. Chi lo conosce dice che ha il carattere per reggere il confronto con Verstappen, con Marko, con la pressione di un team che non ammette stagioni di apprendistato. Virgolette d’obbligo, per ora. Ma le virgolette, in Formula 1, durano sempre meno di quanto si pensi.

I due punti di Lawson tengono viva la classifica. Non è poco.


Williams — Voto 8

A volte la storia della Formula 1 si scrive negli uffici di trasferimento mercato con la stessa precisione con cui si scrive in pista. La decisione di Ferrari di non rinnovare Sainz — ritenuto evidentemente sacrificabile nel momento in cui si profilava l’arrivo di Hamilton — si sta rivelando, col senno di poi, un regalo confezionato con carta da regalo di lusso e consegnato direttamente a Grove.

Carlos Sainz in questa Williams è un pilota di primo livello in una macchina che non lo meriterebbe, e la combinazione sta producendo risultati che nessuno aveva previsto a inizio stagione. Il podio in Qatar è di quelli che si incorniciano: ottenuto con lucidità, gestione impeccabile della sosta, e quella capacità di scomparire nel traffico per poi riemergere in posizione migliore che è uno dei marchi di fabbrica del pilota spagnolo.

L’ultimo obiettivo è chiaro: sorpassare Albon in classifica piloti prima di Abu Dhabi. Un traguardo raggiungibile, se il Qatar è una misura affidabile.


Kick Sauber — Voto 4

Hulkenberg ha svolto il compito che il Qatar gli chiedeva: tenere alta la temperatura del gruppo, impedire che la gara scivolasse verso l’oblio della domenica pomeriggio. Un ruolo che conosce bene e che ricopre con professionalità.

Bortoleto, dall’altra parte, sta attraversando uno di quei periodi in cui nulla sembra girare per il verso giusto. Dopo le aspettative generate nella prima parte di stagione, le ultime gare hanno restituito un rendimento piatto che stride con il talento dimostrato. La pausa invernale, quando arriverà, sarà l’occasione per resettare e ritrovare la versione migliore.


Alpine — Voto 4

Gasly ha aperto il fine settimana con una qualifica da protagonista — Sprint e gara, entrambe con una qualità che faceva pensare che finalmente la Alpine avesse trovato la chiave giusta. Poi, al settimo giro, un contatto con Hulkenberg ha rimescolato tutto.

È il riassunto della stagione Alpine in pochi fotogrammi: abbastanza veloci da illudere, abbastanza fragili da deludere. Il 2026 con la Power Unit Mercedes è l’ultima carta seria sul tavolo. Se non cambia qualcosa di strutturale, la velocità da sola non basterà.


Direzione Gara — Voto 3

C’è un principio fondamentale nell’applicazione di qualsiasi regolamento: la coerenza. Non la perfezione — gli errori umani sono inevitabili — ma la coerenza, ovvero il fatto che situazioni simili vengano trattate in modo simile, indipendentemente da chi le commette e in quale momento della stagione.

La penalità a Bearman, in questo contesto, ha sollevato dubbi legittimi. Non tanto nel merito specifico del provvedimento, quanto nel confronto con episodi analoghi che in passato si erano risolti con conseguenze assai diverse. I regolamenti sono strumenti, non opinioni. Andrebbero trattati di conseguenza.


Il Mondiale arriva ad Abu Dhabi con un padrone ancora da incoronare. Verstappen ha dodici punti di vantaggio, una macchina che funziona e una squadra che quest’anno, quando ha deciso di essere perfetta, lo è stata davvero.

Norris ha ancora le carte. Ma le carte, senza il coraggio di giocarle nel momento giusto, restano in mano.

Ci vediamo sul Golfo Persico. Quella è l’ultima parola della stagione.


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