Storie & Passione | Gran Premio del Giappone 2026 | Suzuka International Racing Course
Due ritiri nelle prime due gare. Una stagione iniziata peggio di così non poteva. Poi arriva Suzuka, e Oscar Piastri ricorda a tutti — e forse soprattutto a se stesso — di che pasta è fatto. Driver of the Day con una gara da manuale: la McLaren torna sul podio, e lui torna al centro del Mondiale.
Ci sono le stagioni che cominciano, e ci sono le stagioni che si costruiscono. A volte le due cose coincidono. A volte no. Oscar Piastri arrivava al Gran Premio del Giappone con un numero sul cartellino che faceva quasi ridere — tre punti, dodicesimo in classifica — dopo aver visto i semafori spegnersi in Australia e in Cina senza mai percorrere un giro in gara. Un incidente prima del via a Melbourne, un problema alla power unit che aveva fermato entrambe le McLaren a Shanghai prima della partenza. La stagione 2026 del campione uscente, per crudele ironia, non era ancora iniziata.
Suzuka ha cambiato tutto. Al terzo appuntamento stagionale, l’australiano non solo è riuscito a vedere la bandiera a scacchi per la prima volta quest’anno, ma lo ha fatto salendo sul secondo gradino del podio, alle spalle di un inafferrabile Andrea Kimi Antonelli e davanti a Charles Leclerc. Lasvegas E nel farlo, ha conquistato il riconoscimento di Driver of the Day con una di quelle prestazioni che restano nella memoria non per la velocità bruta, ma per la qualità assoluta di ogni singola decisione presa nell’arco di 53 giri.

La partenza: la prima svolta
Il racconto della gara di Piastri parte dai primissimi metri, molto prima che la Safety Car di Bearman rimescolasse le carte. Scattato dalla terza casella, Piastri ha costruito il suo capolavoro in partenza, bruciando Andrea Kimi Antonelli e George Russell meno reattivi allo spegnersi dei semafori. Formula 1
È un dettaglio che dice molto sul livello di preparazione mentale con cui l’australiano si era presentato a Suzuka. Dopo due weekend trascorsi a guardare, a collezionare dati senza poterli trasformare in punti, in molti avrebbero ceduto alla pressione. Piastri invece ha trovato la concentrazione giusta nei trenta minuti che separano il giro di ricognizione dal semaforo verde. Nel primo stint, l’alfiere della McLaren ha gestito magistralmente il vantaggio sulla Mercedes, finché la variabile della Safety Car — entrata al giro 22 per l’incidente di Oliver Bearman — non ha rimescolato le carte. Lasvegas
La sequenza di quei giri, analizzata fredda, rivela una gara d’intelligenza tattica di altissimo livello. Nelle prime fasi Piastri ha provato a imporre il proprio ritmo, e Russell si è fatto sotto fino ad attaccarlo, salvo poi essere risuperato. Wikipedia Un pilota con meno senso della posizione — o con meno fiducia nella propria vettura — avrebbe ceduto sotto quel tipo di pressione. Lui no. Ha resistito, ha gestito le gomme, ha tenuto la testa della corsa con la lucidità di chi sa esattamente dove si trova il limite e non ha intenzione di superarlo.
Il rimpianto della Safety Car
L’incidente di Oliver Bearman al giro 22, uno schianto devastante alla curva Spoon, ha costretto la direzione gara a neutralizzare la corsa. AlVolante La neutralizzazione ha favorito Antonelli, che non aveva ancora effettuato la sosta, mentre Piastri e Russell erano rientrati pochi istanti prima. Lasvegas
È il momento in cui la gara di Piastri ha smesso di essere potenzialmente perfetta per diventare semplicemente straordinaria. Perché la differenza tra un pilota qualsiasi e un campione del mondo sta esattamente in questo: nel modo in cui si risponde quando il copione che avevi immaginato viene strappato e riscritto da altri, senza preavviso.
In casa McLaren, in quei giri prima della Safety Car, avevano intravisto la possibilità della vittoria se Piastri avesse mantenuto la track position dopo il primo — e unico — pit stop. Così avevano coperto anticipatamente il possibile undercut di Russell e avevano mantenuto la posizione sul britannico. Tuttavia, un paio di giri più tardi è entrata in pista la Safety Car che ha giocato a favore di Antonelli. Formula 1
L’australiano non si è nascosto. «Sarebbe stato davvero interessante vedere cosa sarebbe successo senza la Safety Car», ha riflettuto a fine gara. «Stavamo guadagnando terreno subito dopo gli stop. È un peccato non aver potuto scoprire il vero finale di quel duello». Lasvegas C’è rimpianto, sì. Ma c’è anche la consapevolezza di chi sa di aver fatto tutto nel modo giusto. La Safety Car non è colpa di nessuno. Il passo che Piastri stava mostrando, invece, è merito suo e soltanto suo.
Analisi tecnica: la MCL40 ritrova se stessa
Per comprendere appieno la portata della prestazione di Piastri a Suzuka, è necessario inquadrarla nel contesto tecnico più ampio. Sul tracciato di Suzuka, la scuderia di Woking ha centrato il primo podio stagionale grazie alla seconda posizione dell’australiano. L’avvio della corsa ha mostrato una MCL40 estremamente reattiva. Il Messaggero
Ma la vera notizia non era tanto la velocità della vettura, quanto la comprensione che Piastri e il suo ingegnere erano riusciti a costruire in un fine settimana. In un calendario con numerosi weekend Sprint, Suzuka rappresentava di fatto l’ultima finestra utile per effettuare test aerodinamici approfonditi su un circuito tradizionale, e la McLaren ne ha approfittato portando entrambe le vetture equipaggiate con array di sensori e rastrelli aerodinamici in configurazioni differenti. Formula 1 Las Vegas Grand Prix – Un lavoro certosino, invisible agli occhi del grande pubblico, che si è tradotto in prestazione concreta in gara.
Piastri ha spiegato i motivi di una maggiore competitività: «Forse questa pista si adatta un po’ meglio a noi, inoltre siamo riusciti a sfruttare meglio la power unit e a ottimizzare maggiormente tutto il pacchetto. In Australia e in Cina non credo che siamo riusciti a tirare fuori il massimo; penso che questo weekend, invece, abbiamo fatto davvero un ottimo lavoro sotto questo aspetto». ESPN
Le pagelle della stampa specializzata lo hanno messo tra i migliori in pista, sottolineando come non abbia sbagliato nulla dall’inizio alla fine: gestendo le gomme alla perfezione, resistendo agli attacchi delle Mercedes nella prima parte, e portando a casa punti pesanti per la McLaren nel momento in cui la squadra ne aveva più bisogno. Quotidiano Sportivo

Il profilo: chi è Oscar Piastri quando le cose si fanno difficili
Esiste un aspetto del carattere di Piastri che chi lo segue da vicino conosce bene, ma che a volte fatica a emergere nella narrazione pubblica dominata dal clamore mediatico di avversari più esuberanti: la sua capacità di restare calmo quando il caos lo circonda.
Tre gare, due ritiri, tre punti. In qualsiasi altro momento della carriera — in qualsiasi altro pilota — quella classifica avrebbe potuto generare dubbi, pressioni, cambi di approccio forzati. Piastri invece è arrivato a Suzuka, ha fatto un venerdì da primo in FP2, ha qualificato terzo senza commettere errori e ha trasformato la terza posizione in griglia in una leadership dalla curva 1. Non c’è panico in queste azioni. C’è solo un pilota che sa esattamente cosa fare.
«Credo che, per noi, essere delusi per un secondo posto sia comunque un’ottima situazione», ha detto a fine gara con quella laconicità che lo contraddistingue. «Abbiamo sfruttato ogni singola opportunità: un grazie va al team che ha lavorato divinamente con le risorse a disposizione. Dobbiamo ancora migliorare le performance pure, ma oggi non abbiamo sbagliato nulla». Formula 1
Essere delusi per un secondo posto. Dopo due ritiri in due gare. È questa la mentalità di chi ha già vinto un Mondiale, e sa che le stagioni si giudicano ad Abu Dhabi, non a Suzuka.
Il contesto: la McLaren che torna a mordere
Il secondo posto di Piastri non riguarda solo lui. Racconta anche di una McLaren che, dopo un avvio di 2026 da incubo sul fronte dell’affidabilità, ha trovato a Suzuka la conferma che la MCL40 — quando funziona e quando capisce come sfruttare la power unit Mercedes — è ancora una vettura da podio.
Il confronto tra gli analisti di Sky Sport è stato unanime nel sottolineare la pericolosità di questa McLaren una volta sistemati i problemi: «È una squadra solida, abituata a vincere, e proprio per questo fa paura: sanno come fare le cose e stanno arrivando. Parliamo di una squadra bicampione del mondo, che ha dimostrato di sapere come si vince». F1 Italy
Il team principal Andrea Stella non si è nascosto dietro i complimenti, identificando con precisione le aree di miglioramento. «Il miglioramento della nostra collaborazione con gli ingegneri Mercedes ci sta aiutando a estrarre di più da questa power unit e, insieme a un lavoro migliore sul setup della MCL40, siamo riusciti a guadagnare qualche decimo sul giro. Non ignoriamo le aree in cui dobbiamo migliorare. L’affidabilità, in particolare i problemi ricorrenti alla batteria fornita da Mercedes, ci ha costretto a montare una terza unità nelle prove libere». ESPN
La sfida tecnica resta aperta. Ma il segnale che Suzuka ha mandato è chiaro: la McLaren non è fuori dai giochi. Lontana dalla vetta, sì — ma non così lontana come sembrava sabato sera a Shanghai.
La classifica: tutto da ridefinire
Dopo tre gare, il Mondiale 2026 si è già ridisegnato rispetto a qualsiasi previsione di preseason. Antonelli guida con 72 punti, Russell secondo a 63, Leclerc terzo a 49 e Hamilton quarto a 41. La Mercedes domina con 135 punti costruttori, ma la Ferrari è in agguato. Quattroruote Piastri, con il secondo posto di Suzuka, sale a 21 punti ma deve ancora recuperare un gap che, in questo momento, sembra significativo.
Eppure — e questo è il punto — la classifica dopo tre gare su un calendario che ne prevede ventiquattro è poco più di uno schizzo a matita. Il prossimo appuntamento è fissato per il 3 maggio a Miami, con il ritorno del format Sprint Race, dopo la cancellazione delle gare in Bahrain e Arabia Saudita. Quotidiano Sportivo Quasi cinque settimane di pausa. Tempo per riflettere, per sviluppare, per prepararsi. E per Piastri, soprattutto, tempo per mandare un messaggio silenzioso a tutti quelli che avevano già iniziato a scrivere la sua stagione nei margini della classifica.
FastLap commenta
Il Driver of the Day non premia sempre il vincitore. A volte premia qualcosa di diverso: la storia dentro la storia, la gara dentro la gara. Oscar Piastri a Suzuka non ha vinto perché la Safety Car lo ha fermato a metà di un possibile capolavoro. Ma ha fatto qualcosa che non è meno significativo: ha riportato se stesso e la sua McLaren nel cuore del Mondiale 2026, con una prestazione senza sbavature, senza paura, senza la minima traccia dei fantasmi che due DNS consecutivi avrebbero potuto lasciare.
Ha guidato al comando di una gara di Formula 1 per la prima volta quest’anno. Ha resistito agli attacchi di una Mercedes che sulla carta era più veloce. Ha gestito le gomme con la precisione di un chirurgo. E alla fine ha detto che essere deluso per un secondo posto è comunque un’ottima situazione. Perché i campioni del mondo si giudicano così: non da com’è andata, ma da cosa si porta a casa.
A Suzuka, Piastri ha portato a casa tutto quello che era disponibile. Il Mondiale inizia adesso.
Prossimo appuntamento: Gran Premio di Miami · Round 4 · 1–3 maggio 2026 · Con formato Sprint Race


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