GP Weekend | Gran Premio del Messico 2025 | Autódromo Hermanos Rodríguez, 24–26 Ottobre

Cinque gare alla fine. Un punto a dividere Piastri da Norris. Un Verstappen tornato pericoloso dopo Austin. E un circuito che, più di qualsiasi altro in calendario, sa ribaltare le gerarchie nel giro di un fine settimana. Benvenuti a Città del Messico.


Esiste, nel calendario di Formula 1, una gara che si distingue da tutte le altre per una ragione che non ha niente a che fare con la storia del circuito, con la difficoltà del tracciato o con l’atmosfera sugli spalti — pur essendo tutte e tre le cose, a Città del Messico, di livello assoluto. Si distingue per la geografia. Per il fatto che qui, sull’Autódromo Hermanos Rodríguez, le leggi fisiche che governano il comportamento di una monoposto di Formula 1 vengono riscritte dall’altitudine, e quello che funzionava a Singapore, ad Austin, a Barcellona, qui può non funzionare più.

Situato a oltre 2.200 metri di altitudine, l’Hermanos Rodríguez pone una sfida unica a vetture e piloti: l’aria rarefatta riduce la densità dell’ossigeno, rendendo meno efficaci motore, freni e aerodinamica. One moment, please… È un’equazione che si ripresenta ogni anno, identica nei suoi termini di base e ogni anno diversa nelle sue implicazioni pratiche. Perché le vetture cambiano, le power unit evolvono, la comprensione tecnica si affina. Ma l’aria qui rimane sottile come sempre.

La Formula 1 arriva a Città del Messico dopo il weekend di Austin, che ha consegnato al campionato una nuova geometria: Verstappen ha vinto con autorità, riducendo il gap dalla vetta e rimettendo la Red Bull al centro del discorso iridato. Oscar Piastri guida la classifica con 346 punti, seguito da Lando Norris a 332, mentre Max Verstappen si mantiene al terzo posto con 306 punti, deciso a ridurre ulteriormente la differenza dopo le recenti vittorie. Formula 1 Las Vegas Grand Prix – Undici punti, un punto per ogni vittoria potenziale da qui alla fine. Il Mondiale è ancora tutto aperto.


Il circuito: dove la fisica si comporta diversamente

Per capire perché il Messico sia un unicum, bisogna capire cosa significa davvero correre a 2.200 metri sul livello del mare. Non è solo un dato altimetrico: è una condizione operativa completamente diversa che investe ogni singolo aspetto della performance di una monoposto.

La rarefazione dell’aria può arrivare anche al 30% rispetto al livello del mare, e questo porta ad una riduzione della deportanza, obbligando i team a scegliere un assetto da massimo carico aerodinamico. Funo Analisi Tecnica Ma il paradosso di Città del Messico sta proprio qui: le monoposto monteranno ali da Montecarlo, ma raggiungeranno velocità persino superiori a quelle di Monza, grazie alla ridotta resistenza aerodinamica. L’aria rarefatta riduce la densità del 20,7% rispetto al livello del mare, con un calo analogo di carico aerodinamico, resistenza, raffreddamento e pressione d’aspirazione del motore. Il Messaggero

Il risultato è una configurazione che, in qualsiasi altra pista del mondo, sembrerebbe una contraddizione in termini: massimo carico sulle ali, velocità da circuito ad alta velocità. È il compromesso impossibile che gli ingegneri devono risolvere ogni anno, con margini sempre più stretti man mano che le vetture diventano più sensibili al bilanciamento aerodinamico.

Il tracciato messicano di 4,304 km è composto da 17 curve, prevalgono le chicane lente dove a far da protagonista sarà la trazione meccanica e il bilanciamento delle monoposto. A ciò si unisce il lungo rettilineo principale dopo la partenza poco più lungo di 1 km, dove le monoposto toccano punte superiori ai 350 km/h. Funo Analisi Tecnica La frenata che segue — dalla curva 1 al primo complesso tecnico — è tra le più impegnative dell’anno: un salto di velocità brutale, su una pista la cui superficie liscia offre grip ridotto nelle prime sessioni del weekend.


Il fattore gomme: graining, temperatura e la scelta Pirelli

Se esiste un settore tecnico in cui le squadre possono fare la differenza a Città del Messico, è la gestione pneumatici. Le mescole scelte da Pirelli — C2, C4 e C5 — ripropongono un salto tra dura e media: le due più morbide garantiscono prestazione, ma con rischio di degrado e graining elevato, accentuato dal basso carico e dalla superficie liscia del tracciato. Il Messaggero

Il graining è il fenomeno che tiene svegli di notte gli ingegneri a Città del Messico. L’aria rarefatta riduce il carico aerodinamico generato dalle ali e dal fondo delle monoposto, il che significa che le vetture schiacciano meno le gomme sull’asfalto. Di conseguenza, gli pneumatici tendono a scivolare di più, accumulando calore in modo irregolare e favorendo la comparsa del graining, quel fenomeno in cui piccoli frammenti di gomma si staccano e si riattaccano alla superficie del battistrada, riducendo il grip. Funo Analisi Tecnica

La strategia, di conseguenza, diventa una variabile quanto la qualifica. Sui rettilinei più lunghi le temperature superficiali dei pneumatici tenderanno ad abbassarsi piuttosto velocemente e i piloti dovranno prestare molta attenzione alle staccate, in particolare a quella della curva 1, per evitare dei bloccaggi che possano danneggiare le gomme. Quattroruote Chi riuscirà a mantenerle nella finestra termica corretta attraverso tutti e 71 i giri avrà un vantaggio che nessun aggiornamento aerodinamico può compensare.


L’asse McLaren: il vantaggio nascosto e il tallone d’Achille di Piastri

Il Mondiale lo guida la McLaren, e la McLaren arriva a Città del Messico con un elemento di vantaggio che non è immediatamente ovvio ma che gli ingegneri di Woking conoscono benissimo. Per la McLaren, solitamente penalizzata dall’elevato drag, questo scenario rappresenta un’opportunità: la principale debolezza della vettura di Woking conterà molto meno in altura. Il Messaggero L’aria rarefatta che penalizza tutti penalizza la MCL39 in misura minore, perché la sua resistenza aerodinamica — notoriamente elevata rispetto alla concorrenza — viene ridimensionata dalla fisica prima ancora che dagli ingegneri.

Ma la MCL39 non porterà in Messico solo i suoi punti di forza. Porterà anche il suo punto debole più critico nel momento più critico della stagione: Oscar Piastri. Andrea Stella, team principal della McLaren, aveva ammesso apertamente ad Austin: “Sappiamo che Oscar ha margini di miglioramento in condizioni di basso grip, quando bisogna mettere alla prova la macchina, gestire il sottosterzo e il sovrasterzo, i bloccaggi.” Sky Sport

Le condizioni di basso grip a Città del Messico sono strutturali, non conjunturali. Non dipendono dal meteo o da un incidente in pista: dipendono dall’asfalto liscio, dall’altitudine, dal basso carico aerodinamico. Piastri, in questo contesto, deve dimostrare di aver risolto il problema che Stella ha indicato in conferenza stampa. Con undici punti di vantaggio su Norris e quattro su Verstappen, il margine per uscire da Città del Messico senza danni è minimo.


Verstappen e il fattore Honda: il re dell’alta quota

Il nome che torna ogni volta che si parla di Città del Messico, con una frequenza che va ben oltre la statistica, è quello di Max Verstappen. Max Verstappen è il pilota con più vittorie in questa classifica, avendo trionfato qui in 5 occasioni. Scuderie più vincenti: domina la Red Bull con 5 vittorie, seguita da Lotus, McLaren, Williams, Mercedes e Ferrari con 3 vittorie a testa. Funo Analisi Tecnica

Ma i numeri storici raccontano solo una parte della storia. Il vero vantaggio di Verstappen a Città del Messico è più sottile e riguarda due elementi che si sommano: il suo stile di guida e la power unit Honda. Non è un mistero che Verstappen, con il suo peculiare stile di guida, si esalti in queste condizioni di basso grip. Sky Sport Laddove gli altri cercano il limite della trazione in modo progressivo, Verstappen lo trova istintivamente, costruendo un giro su un asfalto che offre poco e che punisce chi cerca troppo.

Sul piano motoristico, la Red Bull, con il turbo molto compatto della sua power unit firmata Honda, potrebbe avere un’arma a suo vantaggio a Città del Messico. Sky Sport L’altitudine e il lungo rettilineo esaltano l’efficienza aerodinamica della RB21 e la potenza della power unit Honda, storicamente a suo agio nella gestione termica in quota. Quotidiano Sportivo Dopo la vittoria di Austin, Verstappen arriva in Messico con l’inerzia psicologica dalla sua parte. Quando Max ha quel tipo di inerzia, la storia insegna che si ferma difficilmente.


Ferrari e Mercedes: il terzo atto di una guerra parallela

C’è una lotta che non riguarda il titolo piloti ma che è altrettanto avvincente, e che a Città del Messico potrebbe scrivere un capitolo decisivo: quella per il secondo posto nel Mondiale Costruttori. Toto Wolff sintetizza la situazione con la lucidità che gli è propria: “Abbiamo ottenuto un risultato deludente ad Austin e i nostri rivali hanno guadagnato terreno su di noi. Abbiamo però la possibilità di reagire subito questo fine settimana in Messico. Sarà una battaglia fino alla bandiera a scacchi di Abu Dhabi.” CircusF1

Ferrari arriva con il morale alto, forti di un weekend di Austin che Frédéric Vasseur ha definito “uno dei più solidi della stagione”. L’SF-25 soffre in condizioni di bassa aderenza, ma potrebbe trarre vantaggio da una trazione migliorata con gli interventi a cui ha fatto riferimento Charles Leclerc dopo la Sprint del COTA. Quotidiano Sportivo Se quei miglioramenti reggono all’esame delle curve lente messicane — dove la trazione meccanica vale quanto quella aerodinamica — la Rossa potrebbe rivelarsi competitiva più del previsto.

Mercedes dal canto suo si trova in una posizione scomoda: buona velocità, risultati discontinui, e una pressione costruttori che richiede risposte immediate. La peculiarità di Città del Messico risiede nell’altitudine elevata, che riduce la densità dell’aria e quindi l’efficienza del carico aerodinamico di circa il 20%. Per compensare, il team dovrà adottare un assetto ad alto carico, ottimizzare freni e motore e affrontare con attenzione la gestione termica delle gomme. CircusF1 Kimi Antonelli, già protagonista di diversi weekend di alto profilo in questa stagione, potrebbe trovare nell’imprevedibilità della pista messicana un alleato naturale.


Il dettaglio tecnico: prese d’aria e il gioco degli ingegneri

Chi segue la Formula 1 ad alto livello sa che le anteprime si vincono anche guardando i box durante la FP1, nei dettagli che i team mostrano — o nascondono — prima che la competizione entri nel vivo. A Città del Messico, uno degli indicatori più eloquenti del compromesso tecnico scelto è la dimensione delle prese d’aria.

I team useranno prese d’aria più ampie per gestire temperature e grip, dovendo compensare la ridotta capacità di raffreddamento causata dall’aria rarefatta. Impressionante come gli ingegneri McLaren abbiano lavorato sul raffreddamento della power unit al punto da potersi permettere prese d’aria ridotte a tutto vantaggio dell’efficienza aerodinamica. Il Messaggero Un vantaggio sottile, invisibile a occhio nudo per la maggior parte degli spettatori, ma reale nelle sue implicazioni cronometriche.

Red Bull risponde con un pacchetto di aggiornamenti specifici per questo weekend: aggiornamenti sui condotti dei freni anteriori, sulla presa d’aria del radiatore di raffreddamento, sull’uscita di raffreddamento del cofano motore e sulle ali laterali del fondo. Il Messaggero Segnali che Milton Keynes prende Città del Messico sul serio, come è lecito attendersi da un team che qui ha vinto cinque volte.


Il Foro Sol e la coreografia messicana

Non esiste, nel calendario di Formula 1, un’atmosfera paragonabile a quella che si respira nel Foro Sol, il settore dello stadio di baseball integrato nel tracciato dove le monoposto sfilano a trecento all’ora davanti a una tribuna che urla come ad un concerto. È il simbolo di un Gran Premio che ha saputo reinventarsi dopo il ritorno del 2015 e che, edizione dopo edizione, ha alzato il livello della propria proposta non solo sportiva ma culturale.

Il 2025 è un’edizione speciale: il GP del Messico celebra dieci anni dal suo ritorno in calendario. Formula 1 Las Vegas Grand Prix – Un decennio in cui l’Autodromo Hermanos Rodríguez ha ospitato alcune delle gare più memorabili dell’era moderna: rimonte impossibili, duelli ruota a ruota, finali di stagione al cardiopalma. Quest’anno il compleanno cade in un momento in cui il campionato è ancora tutto aperto, cosa che trasforma la festa in qualcosa di ancora più prezioso.


Previsione FastLap

Città del Messico è la pista che più di tutte in questo finale di stagione può sparigliare le carte. Non perché sia imprevedibile in senso casuale, ma perché le sue variabili tecniche — altitudine, graining, gestione termica, trazione nelle curve lente — creano gerarchie diverse da quelle che si sono viste nelle ultime settimane. Piastri dovrà dimostrare di aver risolto il suo tallone d’Achille nel momento peggiore in cui potrebbe non averlo risolto. Norris ha tutto da guadagnare in una pista dove la MCL39 parte favorita. Verstappen ha la storia, la macchina e uno stile di guida costruito apposta per questi 71 giri.

Sono cinque gare rimaste, undici punti di margine e un circuito che premia i migliori. Non esiste scenario più onesto per capire chi merita davvero di essere campione del mondo.


Il Gran Premio di Città del Messico si disputa dal 24 al 26 ottobre 2025 all’Autódromo Hermanos Rodríguez · 71 giri · 305,584 km totali


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