GP Weekend | Gran Premio d’Ungheria 2025 | Hungaroring, Budapest — 3 Agosto 2025
Partenza disastrosa, quinto posto dopo la prima curva, una strategia inventata sul momento. Eppure Lando Norris vince il Gran Premio d’Ungheria con la più bella delle armi: l’intelligenza. Quinta vittoria stagionale, duecentesima della McLaren nella storia della Formula 1, e un mondiale che torna improvvisamente in bilico. Leclerc, invece, passa da protagonista a spettatore nel giro di un pit stop.
Ci sono vittorie che si costruiscono giro dopo giro, con la precisione di un ingegnere che segue un piano perfetto. E poi ci sono vittorie come questa — quelle che nascono dall’errore, crescono nell’incertezza e si compiono nel caos degli ultimi giri. Il Gran Premio d’Ungheria 2025 appartiene alla seconda categoria. Lando Norris ha attraversato l’Hungaroring come un navigatore che perde la rotta e trova per caso un porto migliore di quello che aveva in mente.
Quinta vittoria stagionale. Nona in carriera. Duecentesima per la McLaren nella storia della Formula 1. Numeri enormi, nati da una partenza orribile, una strategia non pianificata e settanta giri di esecuzione quasi perfetta. Budapest, come spesso accade, non ha premiato chi aveva il piano migliore. Ha premiato chi ha saputo cambiarlo.

La partenza: l’errore che diventa jolly
Il racconto di questa gara parte dai primissimi secondi. Alla staccata di curva 1, Norris ha scelto la linea interna — una scelta che sulla carta sembrava difensiva, ma che in realtà ha spalancato un’autostrada esterna dove George Russell e Fernando Alonso si sono infilati senza farsi pregare. Quella che poteva suonare come una condanna a rinunciare alla lotta per il gradino più alto del podio si è invece trasformata in un jolly che ha poi spostato non poco gli equilibri nell’economia di gara. Formula1
Quinto posto. La posizione peggiore per ambire alla vittoria su un circuito dove sorpassare è un’impresa, le vie di fuga sono strette e il traffico si accumula come in nessun altro posto del calendario. Norris lo sapeva. Lo sapeva anche il muretto. Ed è esattamente per questo che la soluzione trovata nei minuti successivi ha avuto il sapore del colpo di genio.
La strategia: una sosta sola, non era in programma
Mentre Leclerc guidava in testa con ritmo, Piastri lo inseguiva da vicino e il resto del gruppo si assestava sulle posizioni di partenza, Norris ha avuto la libertà che nessun altro leader di gara può permettersi: girare in aria pulita. Libero dal traffico davanti, con gomme che non subivano il degrado tipico del treno DRS, il britannico ha iniziato a costruire qualcosa che all’inizio nemmeno lui riusciva a quantificare.
Al muretto McLaren hanno optato per due soste con Piastri, come tutti i piloti in griglia, e a una sola sosta per Norris. One moment, please… Una scelta che in quel momento sembrava un esperimento, non un piano. «All’inizio ero quinto e ho pensato che fosse finita lì. Non letteralmente, ma insomma, le possibilità di vincere la gara da quella posizione erano piuttosto basse, specialmente contro Oscar. L’unica opzione era provare a convertire la strategia su una sosta. Non mi aspettavo che funzionasse davvero, era più un “proviamoci e basta”» P300, ha ammesso Norris a fine gara con quella disarmante onestà che lo contraddistingue. Al giro 31, quando Norris ha effettuato la sua unica sosta e si è trovato davanti a tutti, la gara ha cambiato volto definitivamente.
Il crollo Ferrari: da protagonista a spettatore
La storia parallela di questo Gran Premio d’Ungheria è quella di Charles Leclerc. Il monegasco aveva fatto tutto nel modo giusto: pole position strepitosa al sabato, partenza perfetta, gestione impeccabile del vantaggio nei confronti di Piastri per oltre metà gara. Per due stint, la SF-25 aveva tenuto il ritmo delle McLaren — un segnale incoraggiante che il paddock aveva notato con attenzione.
Poi, all’improvviso, il crollo. Un eccessivo consumo dei pattini sul fondo ha costretto i meccanici ad alzare la pressione dell’ultimo treno di pneumatici per evitare una squalifica, rendendo la monoposto di Leclerc del tutto inguidabile nell’ultimo stint. Photo Live Italy Via radio, con una franchise senza filtri che è il suo marchio di fabbrica, il monegasco ha comunicato l’entità del problema. Non c’era nulla da fare. «Ora dobbiamo capire cosa sia successo al telaio che ha reso la macchina così difficile da guidare. Per lo meno abbiamo portato a casa i punti del quarto posto, perché a un certo punto c’era persino il dubbio che potesse finire la gara» Ferrari, ha spiegato il team principal Ferrari.
Russell ha completato l’opera al giro 62, superando Leclerc con una manovra che il monegasco ha cercato di respingere — guadagnandosi una penalità di cinque secondi nel processo. Quarto posto, dopo una pole position e una prima parte di gara da protagonista assoluto. Budapest non perdona.

Analisi tecnica: la MCL39 e l’arte del degrado zero
Per capire perché la strategia a una sosta di Norris ha funzionato dove in teoria non avrebbe dovuto, bisogna guardare ai dati. La MCL39 su mescole C4 e C5 — le Medium e le Soft portate dalla Pirelli per l’Hungaroring — ha dimostrato una capacità di gestione del degrado laterale che nessun’altra vettura in griglia poteva eguagliare quel giorno. Ciò che ha reso possibile la singola sosta è stata l’incredibile bontà della MCL39 nel contenimento del degrado. Formula1
In termini di configurazione, l’Hungaroring è uno dei circuiti più esigenti del calendario per le gomme posteriori: le curve lente e continue richiedono trazione costante, e il surriscaldamento degli pneumatici è un rischio strutturale che condiziona ogni scelta strategica. Norris e il suo ingegnere di gara hanno monitorato le temperature in tempo reale, adattando la guida per preservare quanto più possibile il battistrada nelle fasi centrali. Una gestione millimetrica, invisibile agli occhi del pubblico, che ha reso possibile l’impossibile.
L’altra chiave tecnica è stata la libertà di girare in aria pulita per oltre venti giri, lontano dal DRS degli avversari. Senza la turbolenza del treno davanti, le gomme si surriscaldano meno, il bilanciamento è più stabile e il pilota può trovare un ritmo naturale invece di compensare continuamente. Una condizione che Norris ha sfruttato con chirurgica precisione.
Il duello finale: cinque giri da infarto
Gli ultimi cinque giri sono stati la sintesi perfetta del duello interno McLaren che da mesi infiamma il campionato. Piastri, con gomme più fresche di una ventina di giri, ha avvicinato Norris fino a portarsi a decimi di distanza. Al giro 69 l’attacco è arrivato: frenata tardiva in curva 1, bloccaggio, rischio di contatto. Piastri ha tentato un attacco all-in al terzultimo e penultimo giro, ma Norris è stato perfetto mantenendo compostezza in frenata e velocità in accelerazione. Si è rischiato anche il contatto, con tanto di richiamo per il pilota australiano. Quotidiano Sportivo
Norris ha resistito. Non con la forza delle gomme — quelle erano al limite — ma con la testa. Con la lettura della traiettoria avversaria, la copertura della linea di attacco, l’esperienza di chi ha già imparato a difendere sotto pressione. «È stata tosta, non era in programma una sosta all’inizio della gara, ma dopo il primo giro era l’unica possibilità per tornare in gara. È stato difficile nell’ultimo stint con Oscar che spingeva, ma è ancora più appagante: un risultato perfetto» Quattroruote, ha dichiarato un esausto ma sorridente Norris.
Il margine finale: 0.698 secondi. Meno di un secondo. Settantesima vittoria del campionato che si decide nel modo più classico possibile.
Il profilo: Norris e l’arte di trasformare gli errori
C’è una versione di Lando Norris che il pubblico conosce bene: veloce, solare, capace di pole position spettacolari e di weekend dominanti. Ma a Budapest è emersa una versione diversa, più matura, più difficile da raccontare. Quella del pilota che commette un errore grave in partenza, accetta la situazione senza farsi trascinare dall’emotività, e costruisce una vittoria da una posizione che avrebbe scoraggiato chiunque.
La crescita di Norris nel 2025 è proprio questa: non solo la velocità — quella c’era già — ma la capacità di non disgregarsi quando il piano A svanisce. A Bristol lo chiamano ancora “il giovane sorridente”. In pista, quel sorriso ora nasconde qualcosa di più freddo e calcolato di quanto sembri.
Il contesto: mondiale riaperto prima delle vacanze
Con la vittoria in Ungheria, la McLaren ha firmato la quarta doppietta consecutiva del 2025 — risultato che non si verificava nella storia della Formula 1 dalla Mercedes del 2019. Wikipedia Un dominio costruttivo che non ha precedenti nell’era turbo-ibrida moderna. Piastri conserva la leadership piloti con soli nove punti su Norris, mentre Verstappen è terzo a quasi cento lunghezze. La Red Bull e Ferrari restano a inseguire una distanza che, allo stato attuale, difficilmente si colmerà.
Eppure la storia della gara ungherese lascia un messaggio preciso: il Mondiale piloti tra i due McLaren è tutt’altro che deciso. Piastri ha la costanza, Norris ha il momentum. Nove punti, con dieci gare ancora da disputare dopo la pausa estiva, non sono niente. A Zandvoort, il circo si rimette in moto. E la sfida ricomincia da dove si è fermata: un decimo a testa, gomme contate, tutto da decidere.
FastLap commenta
Il Gran Premio d’Ungheria 2025 resterà negli archivi come uno di quei weekend in cui la Formula 1 ricorda a tutti perché la ama ancora. Non per la pole di Leclerc — bellissima ma inutile. Non per la doppietta McLaren — attesa e prevedibile. Ma per quel momento al giro 31 in cui Lando Norris è rientrato ai box per l’unica volta, è uscito in testa e si è detto — o almeno così sembra — che forse, forse, aveva una chance.
Ne aveva una. L’ha presa. E l’ha difesa con i denti per venti giri davanti al compagno di squadra che per il titolo vale quanto un rivale diretto. La vittoria numero duecento della McLaren non poteva avere un volto migliore. Né un racconto più bello.
Prossimo appuntamento: Gran Premio d’Olanda · Round 15 · 29–31 agosto 2025 · Circuito di Zandvoort


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