GP Weekend | Gran Premio d’Ungheria 2025 | Circuito di Hungaroring, 01–03 Agosto 2025
Quattordicesima tappa del Mondiale 2025, ultima prima della lunga pausa estiva. A Budapest va in scena uno degli appuntamenti più tecnici e spietati del calendario — su un tracciato che punisce il minimo errore e premia chi arriva con la testa giusta. Mondiali aperti, Ferrari con le carte in regola, McLaren favorita ma non invincibile. Tutto può ancora succedere.
Sono passati esattamente trentanove anni dalla prima volta che la Formula 1 si presentò oltre la Cortina di ferro. Era il 1986, l’Hungaroring era appena stato costruito in nove mesi nei pressi di Mogyoród, e duecento mila ungheresi si accalcarono ai bordi di una pista che la propaganda di regime aveva contribuito a vendere come un’apertura verso l’Occidente. Nelson Piquet vinse quella prima edizione con un sorpasso leggendario su Ayrton Senna. Da allora, Mogyoród non è mai uscita dal calendario iridato.
Quasi quattro decenni dopo, quella pista stretta e tortuosa — spesso paragonata a un circuito di kart ingrandito — accoglie il quattordicesimo appuntamento della stagione 2025. Lo fa in un momento in cui il Mondiale è ancora aperto, le gerarchie non sono del tutto cristallizzate e almeno tre team arrivano a Budapest con conti in sospeso da saldare.

La pista: quattro chilometri dove la qualifica vale quasi quanto la gara
L’Hungaroring misura 4.381 metri e ospita quattordici curve, prevalentemente lente e medie, senza veri rettilinei eccetto quello sul traguardo. Ne consegue un circuito dove il motore conta meno — i propulsori vengono utilizzati solo per il sessantacinque percento del giro — e dove il carico aerodinamico, la trazione e la gestione termica delle gomme diventano i fattori decisivi.
L’assetto richiesto è da massimo carico, paragonabile a quello di Monaco. Brembo classifica il tracciato ungherese con una severità frenante media, punteggio 3 su 5, con le frenate alle curve 1, 2 e 12 come le più critiche. Il tempo speso in frenata copre circa il venti percento del giro — non eccessivo, ma abbastanza da richiedere attenzione al raffreddamento dei dischi in una giornata di caldo estivo.
Le due zone DRS — sul rettilineo principale e nel tratto dalla curva 1 alla 2 — rappresentano gli unici punti dove il sorpasso è concretamente tentabile. Il che significa una cosa sola: chi parte davanti ha un vantaggio enorme. La qualifica non conta quanto a Monaco, ma quasi. Non è un caso che Lewis Hamilton, il pilota più vincente nella storia di Budapest con otto successi, ne abbia conquistate nove di pole position su questo tracciato.
Quest’anno, poi, c’è una variabile nuova da tenere in considerazione. L’Hungaroring ha completato un parziale rifacimento: la pit lane, la griglia di partenza e l’intero rettilineo principale sono stati riasfaltati con una miscela bituminosa a punto di rammollimento più elevato, pensata per resistere alle alte temperature estive. La superficie è stata stesa con 860 tonnellate di asfalto e ha visto fino ad ora solo gare GT. Il comportamento nei primi giri del venerdì — quante grip, quanta evoluzione del tracciato, se comparirà graining sulle Soft — è un’incognita che i team dovranno risolvere prima di impostare la strategia definitiva.
Pirelli: tre mescole morbide, zero C6
Pirelli porta a Budapest lo stesso set di mescole dell’anno scorso: C3 come Hard, C4 come Medium, C5 come Soft. Il gommista ha spiegato la scelta di non portare la nuova C6 — introdotta nel 2025 — con due motivi precisi: l’elevata downforce che le monoposto scaricano sull’asfalto e le alte temperature attese, che insieme aumentano lo stress termico in modo tale da rendere la C6 troppo vulnerabile al degrado.
La strategia dominante nell’edizione 2024 è stata quella a due soste, con combinazioni tra C3 e C4. La Medium si è rivelata la mescola più gestibile e tredici piloti la montavano alla partenza. Le ultime due curve — percorse a lungo in appoggio pieno — sono il punto più critico per il surriscaldamento del posteriore e fungono da cartina di tornasole per capire chi sta gestendo meglio le gomme nel corso di un lungo stint.
Il Mondiale: sedici punti di margine e tutto ancora in gioco
Dopo il Gran Premio del Belgio, Oscar Piastri guida la classifica piloti con 241 punti, sedici in più del compagno Lando Norris. Verstappen segue a 173, con un distacco che inizia a farsi consistente ma non ancora definitivo. Con 299 punti ancora disponibili da qui alla fine, il campionato è matematicamente aperto per chiunque nei primi cinque.
McLaren guida anche il campionato costruttori con 473 punti. Ferrari insegue a distanza come seconda forza, con Mercedes e Red Bull che provano a restare nel discorso. Il duello papaya è l’elemento narrativo dominante di questa stagione: Piastri e Norris si sono alternati alla vittoria gara dopo gara — tra i tredici GP disputati, i due piloti di Woking ne hanno vinti dieci. Un dominio che ha pochi precedenti recenti.
L’Ungheria, però, potrebbe essere l’appuntamento in cui la narrazione si complica. Budapest ha una storia di colpi di scena, strategie ribaltate dalla pioggia improvvisa, Safety Car imprevedibili. E quest’anno arrivano in pista con bagagli tecnici molto diversi tra loro.

Ferrari: la sospensione da Spa può fare la differenza?
La Scuderia Ferrari HP arriva a Budapest reduce da un weekend di Spa in cui ha trovato, finalmente, una direzione chiara. Il pacchetto di aggiornamenti introdotto in Belgio — con la nuova sospensione posteriore a geometria modificata, caratterizzata da un maggiore anti-squat — ha reso la SF-25 più stabile in frenata e più guidabile per i piloti. Leclerc ha conquistato il podio in Belgio, segnale che la macchina stava rispondendo.
Per Budapest, la Ferrari ha portato l’ala posteriore da Monaco: profilo principale a corda lunga quasi piatta, flap ad alta incidenza con nolder vistoso per aumentare la spinta verticale nelle curve lente. Anche l’ala anteriore mostra un ultimo flap più aggressivo, con l’obiettivo dichiarato di combattere il sottosterzo endemico della SF-25 e migliorare l’inserimento in curva — elemento determinante su un tracciato dove si cambia direzione continuamente.
Fred Vasseur, appena confermato team principal con un accordo pluriennale, arriva a Budapest con ottimismo: il lavoro svolto a Maranello sullo sviluppo della sospensione continua, e le tre sessioni di prove libere del weekend — senza Sprint Race, a differenza del Belgio — consentono di raccogliere dati preziosi in condizioni di gara reale. Se la nuova sospensione trova il setup ideale nel contesto dell’Hungaroring, la Ferrari ha le carte per puntare al vertice.
Rimane però un problema irrisolto: la trazione. L’Hungaroring penalizza le macchine che faticano a trasferire potenza sull’asfalto in uscita dalle curve lente, e la SF-25 in questo settore paga ancora dazio rispetto alla McLaren.
McLaren: favorita, ma con due domande aperte
La MCL39 si presenta all’Hungaroring con i favori del pronostico. Il circuito ungherese premia le caratteristiche che hanno reso la McLaren dominante in questa stagione: efficienza aerodinamica, gestione delle gomme, bilanciamento generale della monoposto. Lewis Hamilton, con otto vittorie all’Hungaroring, ne sa qualcosa — e l’anno scorso la doppietta McLaren (Piastri davanti a Norris su richiesta del muretto) ha confermato che il circuito si adatta perfettamente alla filosofia della MCL.
La domanda aperta è di natura interna: dopo il GP del Belgio, dove Piastri ha vinto e Norris ha completato il podio, la battaglia tra i due compagni di squadra è più viva che mai. A Budapest, con il titolo ancora in bilico, sarà interessante capire fino a che punto il team di Woking lascerà liberi i propri piloti di battersi.
Dal punto di vista tecnico, la McLaren si presenta con un’ala posteriore ad alto carico — scelta sorprendente rispetto al passato, quando preferiva ali più scariche per sfruttare la velocità. La chiave è che la MCL39 genera così tanta downforce dal fondo che può permettersi di aumentare il carico alare senza pagare un prezzo eccessivo in termini di velocità di punta sul rettilineo principale — che all’Hungaroring è corto abbastanza da rendere accettabile il compromesso.
Red Bull e Mercedes: risposte necessarie
La Red Bull arriva a Budapest in una fase di transizione interna delicata, dopo il cambio al vertice della struttura dirigenziale. In pista, Verstappen ha dimostrato di avere ancora il passo per vincere — la Sprint del Belgio lo ha confermato — ma la RB21 ha perso continuità rispetto alla stagione scorsa. Per l’Ungheria il team di Milton Keynes porta un nuovo flap all’ala anteriore per aumentare il carico, e una modifica al front corner per migliorare il raffreddamento dei freni. Yuki Tsunoda, al volante della vettura gemella, ha bisogno di una gara pulita e a punti per consolidare la propria posizione dopo un Belgio compromesso da un pit-stop tardivo.
Mercedes è il caso più complesso da analizzare. La W16 mostra problemi strutturali nella gestione termica delle gomme — un handicap che il caldo di Budapest tende ad amplificare. Russell lavora in isolamento nelle posizioni di vertice, Antonelli cresce con intermittenza. Gli aggiornamenti portati nelle ultime gare non hanno ancora spostato gli equilibri in modo netto. L’Hungaroring, paradossalmente, potrebbe essere l’occasione giusta: è uno dei pochi tracciati dove la potenza conta meno, e dove un setup preciso può compensare deficit strutturali.
La parola chiave del weekend: evoluzione
Un Gran Premio che si gioca su molti tavoli contemporaneamente: il duello Piastri-Norris per il titolo, la Ferrari che cerca conferme sulla nuova sospensione, la Red Bull alla ricerca di continuità, Mercedes che deve capire dove si trova davvero. Sullo sfondo, un asfalto nuovo che nessuno ha ancora realmente testato in condizioni di gara, e temperature estive che renderanno la gestione termica delle gomme il filo conduttore di ogni strategia.
L’Hungaroring non regala nulla. Premia chi arriva preparato, chi non sbaglia la qualifica, chi riesce a tenere le gomme vive nel momento in cui gli altri cedono. È la pista più lenta del calendario, eppure raramente produce gare noiose. Dal 1986 a oggi, Budapest ha abituato il paddock a sorprese, strategie ribaltate, protagonisti inattesi.
La stagione 2025 entra nella sua pausa di riflessione. Ma prima, c’è ancora una gara da correre.
“Può essere uno dei fine settimana più interessanti della stagione. C’è tanto in palio, il tracciato è tecnico, e i margini sono minimi per tutti. In Ungheria, la qualifica conta quasi quanto la gara.”
— Fred Vasseur, Team Principal Scuderia Ferrari HP
Classifica Piloti — dopo GP Belgio (gara 13/24)
| Pos. | Pilota | Team | Punti |
|---|---|---|---|
| 1 | Oscar Piastri | McLaren | 241 |
| 2 | Lando Norris | McLaren | 225 |
| 3 | Max Verstappen | Red Bull | 173 |
| 4 | George Russell | Mercedes | ~140 |
| 5 | Charles Leclerc | Ferrari | ~130 |
Dati tecnici — Hungaroring, Mogyoród
| Parametro | Valore |
|---|---|
| Lunghezza circuito | 4.381 km |
| Numero di curve | 14 (8 destra, 6 sinistra) |
| Giri di gara | 70 |
| Distanza totale | 306,63 km |
| Mescole Pirelli | C3 (Hard) · C4 (Medium) · C5 (Soft) |
| Zone DRS | 2 |
| Velocità massima stimata | ~315 km/h |
| Record sul giro | 1:16.627 — Lewis Hamilton (2020) |
| Severità freni (Brembo) | 3/5 |
Prossimo appuntamento: Gran Premio d’Ungheria · Round 14 · 01–03 agosto 2025 · Circuito di Hungaroring


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