GP Weekend | Gran Premio d’Olanda 2025 | Circuit Zandvoort

Zandvoort è una di quelle piste che ti convincono che il motorsport sia un’arte prima ancora che uno sport. Le curve in pendenza, la sabbia che sfuma l’orizzonte, le tribune che sembrano parte del paesaggio piuttosto che aggiunte successive: c’è una coerenza estetica in questo posto che pochi circuiti del calendario possono vantare. Il problema è che le monoposto moderne lo trasformano in un esercizio di gestione più che di guida — bello da guardare, meno bello da vivere. Un gioiello incastonato nel posto sbagliato, che aspetta ancora le macchine giuste per esprimere tutto ciò che potrebbe essere.


McLaren — Voto 10

Vincere con due mescole di svantaggio rispetto alla concorrenza è il tipo di impresa che smette di essere tattica e diventa dimostrazione. Non dimostrazione di bravura del pilota — quella si dà per scontata — ma dimostrazione che la MCL39 in questo momento è qualcosa di fondamentalmente diverso dal resto della griglia: una vettura che non ha bisogno delle circostanze favorevoli per vincere perché le crea da sola.

Piastri ha costruito la vittoria con la metodica precisione di chi sa che il ritmo c’è e non ha bisogno di cercare colpi di teatro per dimostrarlo. Il campagne del fine settimana? Champagne meritato, brindisi conquistato. Norris ha contribuito alla festa a modo suo, come spesso accade: tenendo la brace accesa per il compagno di squadra.

Il 2025 della McLaren si sta scrivendo da solo. Chapeau.


Racing Bulls — Voto 10

L’Olanda ha scoperto Isack Hadjar. O meglio — l’Olanda ha offerto a Isack Hadjar il palcoscenico su cui mostrare quello che chi lo seguiva dalle categorie di formazione sapeva già: che questo ragazzo ha una solidità tecnica e una gestione della pressione che in un rookie non dovrebbero esistere, e che esistono invece con la naturalezza di chi non si è mai posto il problema di non averle.

Qualifica solida, gara solida, risultato solido. A Faenza il weekend ha prodotto qualcosa che va oltre il risultato: la conferma che l’investimento è quello giusto. Da Milton Keynes, nel frattempo, si guarda con l’interesse specifico di chi sta valutando se certi attributi siano trasferibili a contesti più esigenti. La risposta di Hadjar, per ora, è che non accetta caramelle dagli sconosciuti — e che i km da Faenza a Milton Keynes sono molti meno di quelli che separano certi piloti dalle prestazioni attese.


Ferrari — Voto 5

Zandvoort aveva messo sul tavolo una mano interessante per la Ferrari: Leclerc in forma, la SF-25 con un bilanciamento che sembrava adattarsi alla geometria della pista, la possibilità concreta di portare a casa qualcosa di sostanzioso.

Poi il weekend si è evoluto nel modo in cui i weekend Ferrari di questa stagione tendono ad evolversi: con quella capacità specifica di trovare il modo di trasformare un’opportunità in un rimpianto. La battaglia interna tra i due piloti ha prodotto più danni che guadagni, con Leclerc che si ritrovava a fare i conti con una situazione che la squadra avrebbe potuto gestire meglio e Hamilton che ha avuto il suo personalissimo faccia a faccia con le barriere — un incontro sempre costoso in termini di carbonio, e ancor più costoso se si considera il salario che il contratto prevede come compensazione per questo tipo di esperienze.


Red Bull — Voto 6

C’è una specifica forma di surrealtà nel vedere Max Verstappen sorridere davanti ai microfoni mentre descrive un weekend che oggettivamente non è andato nel modo in cui avrebbe dovuto. Quella capacità di disaccoppiare l’umore dalla prestazione è una delle qualità meno celebrate ma più utili del campione olandese — ma non risolve il fatto che la RB21, su questa pista e in questo momento della stagione, non offre gli strumenti per competere con la McLaren dove conta davvero.

Le speranze iridate si allontanano. Non scompaiono, perché finché la matematica non chiude la porta Verstappen non accetta che sia chiusa. Ma il calendario che avanza e la classifica che non migliora raccontano di una seconda parte di stagione che richiederà qualcosa di diverso da quello che si è visto a Zandvoort.

Tsunoda, nel frattempo, ha vissuto un weekend che farebbe sembrare la giornata peggiore di chiunque un’esperienza relativamente positiva. Mekies ha risposto con l’unica cosa disponibile: solidarietà umana e la promessa che le cose migliorano. È già qualcosa.


Mercedes — Voto 5

Antonelli ha trovato il modo di entrare in contatto fisico con Leclerc con un’efficacia che, in un contesto diverso, avrebbe potuto essere considerata una mossa da rugby. La botta era di quelle che si sentono, il muro ha fatto il muro, e il weekend di entrambi ha preso una direzione diversa da quella che era stata pianificata.

Il rimprovero è arrivato con la delicatezza di circostanza che queste situazioni richiedono: un buffetto sulla guancia, un richiamo al sangue freddo, e la consapevolezza che sbagliare fa parte del processo — purché non diventi un’abitudine. Russell, dall’altro lato del garage, ha costruito una gara tecnicamente corretta ma narrativamente silenziosa. La sua radio ha prodotto l’unico rumore degno di nota del pomeriggio. Quando le parole prendono il sopravvento sui tempi, di solito non è un segnale positivo.


Aston Martin — Voto 6

Le prove avevano alimentato aspettative. Il weekend ha consegnato qualcosa di più modesto — ma “più modesto” rispetto alle aspettative di Zandvoort resta comunque un settimo e ottavo posto che in classifica costruttori non è un dato da ignorare.

La qualifica di Stroll aveva già ridimensionato l’ottimismo della vigilia con la bruschezza delle cose che non vanno come dovrebbero. Poi la squadra ha costruito una strategia che ha premiato il canadese più che lo spagnolo, con quella logica specifica delle scelte tattiche che servono il risultato complessivo a discapito di qualcuno. Alonso ha pagato il prezzo con la rassegnazione di chi conosce il gioco meglio degli altri. Il punto è che il giocattolo di Stratford-upon-Avon deve ancora fare la mossa che trasforma questo team in un contendente.


Williams — Voto 7

Albon quinto. Sainz che arriva alle interviste con l’espressione di chi ha appena scoperto che il suo volo è stato cancellato e quello del collega è partito in orario. Il confronto interno alla Williams in questo momento parla chiaro: Alexander sta consegnando prestazioni che vanno oltre quello che la vettura dovrebbe garantire, con quella silenziosità efficiente di chi fa bene le cose senza richiedere applausi.

Sainz ha più talento di quanti punti stia raccogliendo rispetto al compagno — e lo sa, il che rende la situazione ancora più frustrante da gestire. Il 2026 con i nuovi regolamenti è l’orizzonte su cui la Williams proietta le sue ambizioni più serie. Nel frattempo, Albon continua a guadagnare la stima di chi guarda.


Haas — Voto 10

Bearman ha scelto Zandvoort per raccontare una versione di se stesso che nelle ultime settimane era rimasta parzialmente nascosta dietro episodi di malasorte e scelte sul limite. Una rimonta costruita lap dopo lap, spettacolare nella sua esecuzione, con quella qualità specifica della guida offensiva intelligente — non spericolata, non casuale — che distingue il pilota che attacca perché può farlo da quello che attacca perché non sa fare altro.

Se qualcuno in questo paddock si sta chiedendo dove andrà a finire Bearman nel lungo periodo, Zandvoort ha aggiunto un dato alla risposta. Non è ancora il momento di estrarre la spada dalla roccia. Ma il ragazzo continua ad avvicinarsi.


Alpine — Voto 6

Colapinto si è incollato a Ocon per tutto il weekend con la coerenza di chi ha un obiettivo preciso e lo persegue senza distrazioni. L’undicesimo posto finale è il risultato di una situazione in cui tutto ciò che poteva andare bene davanti a lui è andato bene davanti a lui — e la zona punti è rimasta irraggiungibile non per mancanza di volontà ma per mancanza di vettura.

Briatore ha cambiato espressione nel corso del weekend. Non è cambiata abbastanza da indicare soddisfazione, ma è cambiata. In un paddock dove i fondamentali restano quelli che sono, si prende quello che viene.


Kick Sauber — Voto 5

Le settimane precedenti avevano creato aspettative che Zandvoort non ha confermato. Non è una crisi — è la realtà ondivaga di una squadra che lavora con risorse inferiori ai risultati che a volte riesce a produrre, e che periodicamente ricorda a chi guarda che quei risultati non sono la norma ma l’eccezione.

Bortoleto e Hulkenberg hanno fatto quello che il pacchetto permetteva, con la professionalità di chi non si aspetta che le domeniche difficili siano esenti dalla propria lista di impegni. Il progetto Audi è l’orizzonte. Domeniche come questa sono il percorso che ci separa da quel punto.


Le dune di Zandvoort si riprendono il circuito. Fino al prossimo anno, fino alla prossima volta che questo posto ricorderà a tutti perché vale la pena continuare a difenderlo nel calendario.

Il Mondiale non aspetta. Si riparte.


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