GP Weekend | Abu Dhabi, Dicembre 2025
Fine stagione. L’ultimo semaforo rosso dell’anno si accende sul golfo persico, tra palme illuminate e tribune che sanno già di commiato. Abu Dhabi non è un gran premio come gli altri: è il punto fermo alla fine del periodo, il momento in cui si tira la riga e si fa la somma. Quest’anno la somma è stata lunga, imprevedibile, e in più di un’occasione bellissima.
Grazie a voi, Fedeli Lettori, per aver reso questo appuntamento settimanale qualcosa di più di una rubrica. Senza chi legge, le parole restano sul server. Con voi diventano una conversazione. La prossima puntata — le pagelle ai team principal — arriva lunedì. Nel frattempo, godetevi questa.
McLaren ★★★★★
Norris: 10
C’è una certa poesia nel fatto che il titolo mondiale di Lando Norris sia arrivato in modo così poco eroico. Niente sorpasso all’ultima curva, niente rimonta da brividi, niente gesto tecnico che finirà nei libri di storia. Solo un terzo posto gestito con la cura meticolosa di chi sa che il rischio più grande, a quel punto, è smettere di pensare.
E invece ha pensato. Ha calcolato. Ha resistito all’istinto di chi è abituato ad attaccare e ha fatto l’unica cosa davvero difficile: ha lasciato che gli altri corressero mentre lui portava a casa quello che serviva.
Campione del Mondo. A ventisette anni, con quella faccia da ragazzo che non riesce ancora a sembrare del tutto convinto di meritarsi ciò che ha costruito. Il motorsport ha bisogno di questo tipo di persone: non solo dei freddi predatori, ma anche di chi vince e sembra quasi sorpreso.
Adesso però è il momento di fare un passo avanti. Il titolo è il biglietto d’ingresso, non il traguardo. Il Re del Circus ha nuove responsabilità.
Piastri: 6
La seconda parte della stagione di Oscar Piastri è stato uno di quei casi in cui la forma e la sostanza si sono divise senza avvisare. Il passo c’era, la velocità anche, ma qualcosa si è inceppato nel momento in cui il campionato aveva bisogno di una spallata definitiva. Ha tenuto aperto il sacco mentre Norris ci badilava dentro — metafora più accurata di quanto sembri — e si è ritrovato a fare il comprimario in una storia che avrebbe potuto avere il suo nome sul manifesto.
Non è un fallimento, sia chiaro. Piastri ha ventiquattro anni e un talento che non si discute. Ma le occasioni irripetibili in Formula 1 sono rare, e quella del 2025 gli è scivolata tra le dita in modo così graduale che quasi non se n’è accorto. Buone vacanze, Oscar. Il 2026 inizia da una domanda scomoda.

Red Bull ★★★★★
Verstappen: 10
Pole, vittoria, e la matematica che dice “siediti”. Lui invece si siede solo dopo aver completato un altro giro record.
C’è qualcosa di ipnotico nel modo in cui Max Verstappen continua a fare cose straordinarie anche quando non servono più a niente di concreto. Come se il talento non avesse un interruttore on/off, come se non sapesse esistere a mezze misure. Ha perso il Mondiale per due punti e ha chiuso la stagione come la chiude chi non ha ancora capito che è finita.
Accanto a lui, Tsunoda raccoglie le sue cose da una scrivania che non è più sua. La promozione che sembrava una ricompensa si è rivelata troppo grande troppo presto, e il campionato lo ha detto senza troppa delicatezza. Ci auguriamo di rivederlo presto in una situazione più adatta alla sua velocità — il WEC, per esempio, dove il talento grezzo trova spazio per respirare. Buona fortuna, Yuki. Senza rancore.
“Nello stesso momento in cui vieni visto come il migliore, il più veloce, qualcuno che non può essere toccato, diventi enormemente fragile.”
— Ayrton Senna
Mercedes ★★
La distanza tra il passo mostrato nelle prove libere e quello reale in gara è stata, in termini tecnici, imbarazzante. Antonelli ha passato il weekend a litigare con una macchina che non si fidava di lui, o forse viceversa, mentre Russell costruiva una qualifica eccellente e poi la demoliva sistematicamente nelle successive diciannove ore.
Il secondo posto nel Costruttori è un risultato che consola quanto una coperta troppo corta: ti copri i piedi e si scopre la spalla. Soprattutto considerando che la scuderia che li ha battuti lo ha fatto sfruttando architetture tecniche nate da quelle di Brackley. Toto Wolff avrà modo di meditarci durante le feste.
Il 2026 con la nuova Power Unit è l’unica agenda che conta adesso.
Ferrari ★★★★
Leclerc: 9
Trovare un pilota che chiude la stagione con più grinta di quanta ne avesse all’inizio non è così comune. Charles Leclerc lo ha fatto, e lo ha fatto su una macchina che non lo meritava. In qualifica ha tirato fuori numeri che appartenevano a un’altra categoria, trasformando le imperfezioni del progetto in qualcosa di quasi presentabile attraverso la sola forza delle sue mani sul volante.
È passato dall’essere trattato come un talento da proteggere all’essere l’unico vero traino di una scuderia che in troppi momenti si è affidata a lui come a un piano B permanente. Non è un ruolo facile. Lui lo ha accettato e lo ha abitato con dignità.
Hamilton: 6
I numeri del primo anno di Lewis Hamilton in Ferrari raccontano di un pilota che ha trovato più difficoltà del previsto ad adattarsi a una vettura profondamente diversa da tutto ciò che conosceva. La rimonta di Abu Dhabi è stata solida, competente, quasi rassicurante — ma “quasi rassicurante” non è il metro con cui si giudica un pilota con lo stipendio e l’esperienza di Hamilton. Con una posizione di partenza migliore, il risultato sarebbe stato diverso. Ma la griglia di partenza è diventata il rebus irrisolto dell’intera sua stagione. Il 2026 è l’anno della risposta.
Haas ★★★★
Ocon: 8
Settimane di alti e bassi, poi l’ultimo appuntamento come una risposta precisa a chi aveva cominciato a dubitare. Ocon ha tenuto dietro Hamilton — e già questo meriterebbe un titolo a parte — ha gestito Bearman con la maturità di chi conosce il valore di una vittoria interna, e ha chiuso una stagione discontinua con il finale che serviva.
Bearman: 8
Il miglior rookie della stagione, per una manciata di punti su Antonelli e Hadjar. Non è un verdetto unanime, ma chi lo osserva senza il filtro delle aspettative vede un pilota che ha corso il 2025 come se avesse già cinque anni di esperienza. Ventidue sui quarantadue punti di squadra sono un contributo enorme per chi è al primo anno completo in Formula 1.
Aston Martin ★★★★
Alonso: 8
Fernando Alonso ha chiuso l’anno con una P6 che sa di testamento sportivo firmato con mano ferma. Non perché sia l’ultima gara — lui lo smentirà con una frase tagliente e un mezzo sorriso — ma perché quella posizione, ottenuta nel mucchio con una macchina che non era la più veloce, racconta meglio di qualsiasi statistica chi è ancora, a quarantaquattro anni, questo pilota.
Stroll: 8
Due giri alla fine, DRS aperto, staccata preparata con precisione millimetrica nella chicane. Sainz e Bortoleto sorpassati. In una sola azione, Lance Stroll ha ricordato perché ha il sedile che ha. Non sempre, non spesso, ma quando accende la luce quella luce è autentica.

Racing Bulls ★★
Una Power Unit usurata, tempi che non reggono il confronto, e una stagione passata a gestire l’inevitabile declino di un progetto a corto di aggiornamenti. Lawson si salva con autorevolezza — coriaceo, eseguente, mai fuori dal personaggio — ma non basta a nascondere i limiti strutturali di un pacchetto che ha corso con il freno a mano tirato.
Finire davanti all’Aston Martin è il brindisi di fine stagione. Non champagne. Sangiovese, al massimo.
Williams ★★
Il tracollo di Albon nella seconda parte dell’anno resta uno dei misteri tecnici e psicologici più inspiegabili della stagione. C’era stato un momento, non molti mesi fa, in cui sembrava il pilota di riferimento della squadra: davanti a Sainz, trascinatore, protagonista. Poi qualcosa è cambiato, o forse non è cambiato nulla ed è tutto il resto che è andato avanti. In ogni caso, lo spazio tra quello che ha dimostrato di saper fare e quello che ha fatto concretamente è diventato ogni gara più largo. Un pilota che aveva il ritmo del futuro e oggi fatica a trovare quello del presente.
Kick Sauber ★★★★
Voto sette alla gara, dieci alla stagione, e un applauso speciale a Peter Sauber per quarant’anni di Formula 1 vissuti con una discrezione che in questo paddock è merce rarissima. La squadra si congeda con un dato che farà rumore nei bar di tutto il mondo: Hulkenberg ha conquistato più podi di Lewis Hamilton nel 2025. Un’affermazione che al primo gennaio sembrava fantascienza e al trentuno dicembre è matematica.
Bortoleto è il pilota del futuro — uno di quelli con la sveglia incorporata, come si dice in gergo — e Audi è il partner che può trasformare una storia di sopravvivenza in una storia di vittoria. Un finale che profuma già di inizio.
Analisi tecnica – Test Barcellona 2026
Alpine ★
Niente podi, niente punti rilevanti, niente che giustifichi le ambizioni dichiarate a inizio stagione. Due piloti di talento reale che hanno corso come comparse in un film in cui non erano previsti. Gasly ha dato tutto quello che si poteva dare con quello che aveva, e non è bastato nemmeno a sfiorare la zona punti con continuità.
Da Gennaio si ricomincia. L’unica vera notizia positiva è che un punto di partenza così basso lascia solo una direzione possibile.
Carlo Vanzini ★★★★★
10
Alcune notizie arrivano e cambiano il modo in cui guardi quello che c’è intorno. Scoprire che la voce che accompagna la Formula 1 italiana da vent’anni stava attraversando in silenzio una battaglia seria è stato uno di quei momenti. Non perché la malattia renda qualcuno più grande — non funziona così — ma perché il modo in cui Carlo Vanzini ha scelto di affrontarla, continuando a fare il suo lavoro con la stessa precisione e lo stesso calore di sempre, dice qualcosa di importante su chi è.
Ha raccontato gare mentre combatteva. Ha messo la voce là dove serviva. Ha tenuto fede a un mestiere e a un pubblico che probabilmente non sapeva niente di quello che stava attraversando.
I campioni non si misurano solo sul cronometro. A volte si misurano su come attraversano le tempeste senza fare rumore.
Grazie, Carlo. La prossima stagione non comincia davvero finché non sentiamo la tua voce.
Le luci di Yas Marina si spengono una per una. La stagione è finita. Tre mesi al via di Melbourne: tre mesi in cui le fabbriche lavorano, i piloti si allenano, e noi aspettiamo. Ma chi ama davvero questo sport sa che l’attesa fa già parte del gioco.
Lunedì: i team principal. Poi, il Natale. Poi, il 2026.
Ci vediamo lì.
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