Storie & Passione | Gran Premio d’Olanda 2025 | Circuito di Zandvoort
Quarta posizione in griglia, gara condotta con la testa, 72 giri a resistere alla pressione dei big. Poi la fortuna bussa alla sua porta — e lui non se la lascia scappare. Isack Hadjar conquista il suo primo podio in Formula 1 a Zandvoort e si prende anche il Driver of the Day con il 38,6% dei voti. Una domenica che non dimenticherà mai.

C’è un momento, nella vita di ogni pilota, in cui il sogno smette di essere sogno e diventa qualcosa di concreto, pesante, reale. Per Isack Hadjar quel momento è arrivato il 31 agosto 2025, sul circuito di Zandvoort, quando la bandiera a scacchi ha sancito il suo terzo posto nel Gran Premio d’Olanda. Quindicesima gara in carriera. Primo podio in Formula 1. Una sensazione che lui stesso, dopo aver attraversato il traguardo, ha faticato a trovare le parole per descrivere: «Sembra un po’ irreale».
Irreale, eppure guadagnato. Perché il podio di Hadjar a Zandvoort non è arrivato per caso, non è il frutto di una gara stravolta dal meteo o di un colpo di scena imprevedibile. È il risultato di un weekend costruito giro dopo giro, sessione dopo sessione, con la pazienza e la lucidità di chi sa esattamente cosa fare — e lo fa.
La qualifica: la prima sorpresa
Il racconto di Zandvoort inizia il sabato. Hadjar chiude le qualifiche in quarta posizione, il suo miglior risultato stagionale fino a quel momento, schierando la Racing Bulls direttamente al fianco della Red Bull di Max Verstappen. Un risultato che già da solo avrebbe giustificato il weekend, su una pista dove la potenza del motore Honda e la reattività della VCARB nelle curve sopraelevate si sono rivelate una combinazione vincente.
Era il segnale che qualcosa di diverso stava per succedere. Il paddock lo aveva notato, ma probabilmente non fino in fondo.
La gara: 72 giri di concentrazione assoluta
La domenica di Hadjar è stata una lezione silenziosa di gestione della corsa. Dalla quarta casella in griglia, il francese ha mantenuto la posizione al via senza sbavature, trovandosi quasi subito a dover gestire la pressione di Charles Leclerc, che nei giri centrali si è avvicinato con il ritmo della Ferrari. Hadjar non ha ceduto. Ha coperto le traiettorie, ha tenuto i nervi saldi, ha amministrato le gomme con la misura di chi ha già capito che in Formula 1 sopravvivere alla pressione vale quanto attaccare.
La gara si è complicata e semplificata nel giro di pochi minuti. Tre Safety Car hanno ridisegnato gli equilibri: il contatto tra Antonelli e Leclerc — costato al pilota Mercedes una penalità da dieci secondi — aveva già mescolato le carte. Ma il colpo di scena definitivo è arrivato al giro 65: Lando Norris, in terza posizione e in piena lotta per il podio, ha accostato la sua McLaren fumante all’uscita della Mastersbocht con il motore in panne. Terza Safety Car. E Hadjar, che aveva gestito l’intera gara senza commettere un solo errore, si è ritrovato sul gradino più basso del podio con ancora sette giri da percorrere.
Li ha percorsi col cuore in gola. «Ho provato molte emozioni negli ultimi giri — ha raccontato settimane dopo — perché sapevo che il podio era alla mia portata, e non volevo che quei giri finissero.»

Driver of the Day: quasi quattro fan su dieci lo hanno scelto
Hadjar ha conquistato il Driver of the Day con il 38,6% dei voti, staccando nettamente Verstappen al secondo posto con l’8,7%, seguito da Leclerc con l’8,1%, Piastri al 6,8% e Norris al 5,9%. Formula 1 Una percentuale straordinaria, quasi il quadruplo del secondo classificato, che racconta qualcosa di preciso: i tifosi non hanno votato la vittoria, non hanno votato l’evento. Hanno votato una storia.
La storia di un ragazzo alla sua quindicesima gara in Formula 1 che ha guidato come se ne avesse già disputate cento, resistito come se avesse già tutto da perdere, e festeggiato come se — finalmente — avesse tutto da guadagnare.
«È una sensazione surreale. La cosa più sorprendente per me è stata mantenere il quarto posto per tutta la gara. La macchina è stata pazzesca per tutto il weekend, sono davvero molto contento di me stesso perché ho sfruttato al massimo quello che avevo senza errori. Sono felicissimo per i ragazzi.»
— Isack Hadjar, intervista post-gara, Gran Premio d’Olanda 2025
Analisi tecnica: perché la Racing Bulls ha brillato a Zandvoort
Per inquadrare correttamente la prestazione di Hadjar è necessario capire perché la VCARB si è rivelata così competitiva su un circuito come Zandvoort, storicamente ostico per le squadre di medio-bassa fascia. Il tracciato olandese, con le sue curve sopraelevate a 18-19 gradi di pendenza e la combinazione di curvoni veloci e frenate secche, premia le vetture con un avantreno preciso e una buona stabilità aerodinamica in percorrenza. La Racing Bulls, in questa configurazione, ha mostrato un bilanciamento ottimale, permettendo a Hadjar di spingere senza mai andare oltre il limite.
La scelta delle mescole Pirelli — C2 come hard, C3 come medium, C4 come soft — ha favorito una strategia a una sosta che si addiceva perfettamente al ritmo costante tenuto dal francese. Hadjar ha massimizzato ogni set di gomme senza mai forzare la degradazione, una gestione che in molti giovani piloti alla prima stagione latita, ma che lui ha dimostrato di possedere con naturalezza.
Il profilo: chi è Isack Hadjar quando le cose si fanno difficili
Isack Hadjar ha cominciato la sua stagione di debutto piangendo sotto al casco nella pioggia di Melbourne. Ritiro al giro di formazione, carriera che sembrava già sul filo. «Dopo quello che è successo in Australia — ha confessato in conferenza stampa — pensavo che la mia carriera fosse già finita.» Non lo era. Ma quella ferita ha lasciato il segno, nel modo giusto.
Il francese di origini algerine, cresciuto nelle categorie junior grazie al supporto incrollabile della madre Randa — manager e figura chiave del suo percorso — porta sul casco le equazioni di fisica del padre Yassine. Non è un dettaglio decorativo: è una dichiarazione d’intenti. Hadjar è un pilota che ragiona, che calcola, che non si lascia trascinare dall’emozione quando è in macchina. Fuori, invece, ha un lato ironico e caustico che sorprende chi lo incontra per la prima volta nel paddock. Quando gli è stato chiesto come fosse Laurent Mekies come team principal, ha risposto semplicemente: «È francese.»
A Zandvoort, il pilota e l’uomo si sono incontrati al meglio. E il risultato era inevitabile.
Il contesto: Racing Bulls torna sul podio dopo quattro anni
Il terzo posto di Hadjar non ha significato soltanto il suo primo podio personale. È stato anche il primo podio della Racing Bulls sotto il loro attuale nome, e il primo del team dalla terza posizione di Pierre Gasly al Gran Premio dell’Azerbaijan 2021, quando la squadra gareggiava come AlphaTauri. Wikipedia Quattro anni di attesa per una scuderia che nel frattempo ha cambiato nome, identità e parte del suo assetto tecnico.
Nel quadro del campionato, la vittoria era andata a Oscar Piastri, che con il suo primo Grand Chelem in carriera ha allungato a 34 punti il vantaggio su Norris. La McLaren continuava a dominare, ma Zandvoort ha ricordato a tutti che nelle retrovie della classifica costruttori si muovono forze pronte a sfruttare ogni crepa.
FastLap commenta
Il Driver of the Day non premia sempre chi arriva primo. A volte premia la gara dentro la gara — quella che si vede solo se sai dove guardare. Isack Hadjar a Zandvoort ha guidato come un veterano in un corpo da rookie: paziente, preciso, mai sopra le righe. Ha atteso il suo momento senza forzarlo, e quando la fortuna gli ha aperto una porta, era già lì davanti, pronto a varcarla senza esitazioni.
«Non ho commesso errori», ha detto a fine gara con quella semplicità disarmante che lo contraddistingue. In Formula 1, dove gli errori costano tutto, quelle quattro parole valgono più di qualsiasi analisi tecnica. Il 2025 è stato il suo anno di apprendistato. Ma a Zandvoort, per una domenica, Isack Hadjar ha smesso di essere un rookie.
Prossimo appuntamento: Gran Premio d’Italia · Round 16 · 5–7 settembre 2025 · Autodromo Nazionale di Monza


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