GP Weekend | Gran Premio di Las Vegas 2025 | Las Vegas Strip Circuit
Las Vegas non è una pista da corsa con le luci. È una slot machine a cui qualcuno ha aggiunto un asfalto. Premi il pulsante, le stelle girano, e non sai mai cosa ti esce fuori: jackpot o tilt. Questa notte ci ha dato entrambe le cose.
McLaren — Voto 0
Esiste un tipo di generosità che non si può programmare, non si può insegnare, e non si può nemmeno del tutto prevedere. McLaren, domenica sera, ha praticato quella generosità verso Max Verstappen con un’efficienza che persino i rivali più accaniti faticherebbero a eguagliare.
Pole position, seconda e quarta posizione al traguardo, tutto regolare fino ai controlli post-gara. Poi l’ispezione tecnica, il micrometro sui pattini, e un millimetro — forse meno di un millimetro — che ha riscritto la storia della serata. Entrambe le McLaren squalificate. I punti azzerati. Il Mondiale riaperto con la violenza di una porta spalancata.
Con Verstappen ora a meno ventiquattro dalla vetta, due gare e una Sprint da disputare, i conti che parevano chiusi sono diventati aritmetica d’emergenza. A Woking staranno ripassando gli scenari con l’urgenza di chi ha appena scoperto un buco nel tetto poco prima che arrivi il temporale. Norris e Piastri, da parte loro, avranno bisogno di più di un tiramisù per ritrovare il sorriso.

Red Bull — Voto 9
Verstappen vince. Ma non è solo il risultato che conta: è come lo ha costruito, con la regolarità fredda di un professionista che sa esattamente cosa fare e quando farlo. Una notte da predatore in un ambiente che a qualcuno spaventa e a lui sembra casa.
La vittoria di Las Vegas non è soltanto un successo di tappa. È la riapertura formale di un Mondiale che sembrava avere già un proprietario. La matematica non dice che Max vincerà il quinto titolo: dice che adesso può farlo davvero, con tutto quello che serve — punti, forma, fiducia, e quella volontà di non mollare mai che chi lo conosce non smette di citare.
I conti li farà lui. Come sempre, d’altronde.

Mercedes — Voto 10
Russell sale sul podio con l’espressione di chi ha vissuto una notte intensa e non è ancora sicuro di come interpretarla. Secondo posto, ottimo risultato, nessuna obiezione sul merito. Il problema è quello che gli succede nello specchietto: Antonelli, partito dalla corsia box come nei kartodromi da shopping center, lo rimonta con un passo così aggressivo e costante da risultare quasi offensivo per chi guida la macchina numero uno del team.
Non è una crisi. Russell resta il pilota di riferimento della squadra, con la solidità di chi ha costruito la sua carriera sul metro e non sul chilometro. Ma Antonelli non sta più imparando: sta già attaccando. E quella rimonta nelle ultime tornate, con il gap che si accorciava lap dopo lap fino quasi al contatto, è il tipo di segnale che nel motorhome di Brackley non passa inosservato. Il 2026 si preannuncia come il campionato più interessante degli ultimi anni anche all’interno della stessa squadra.
Ferrari — Voto 7
Las Vegas ha riservato a Lewis Hamilton uno di quegli script narrativi che sembrano scritti appositamente per chi ama i finali ad alto tasso drammatico. Partenza dall’ultima fila con un’accelerazione che faceva poco onore al sette volte campione del mondo. Poi venti giri dietro Ocon — venti, contati uno per uno — con la frustrazione crescente di chi sa di poter andare più forte ma non trova il varco. Poi Albon, poi Hulkenberg, poi la bandiera a scacchi.
L’epilogo è stato quello di un pilota che ha dato tutto quello che aveva in una serata in cui quello che aveva non bastava. Il risultato finale, alla luce delle squalifiche McLaren, sale nel ranking effettivo. La prestazione reale, a freddo, racconta di un Hamilton ancora in cerca del feeling definitivo con la Ferrari — e di una Scuderia che probabilmente sentiva la mancanza del suo capo al muretto.
Leclerc, nel casino della prima curva, ha dimostrato ancora una volta un’abilità specifica nel sopravvivere ai colpi di teatro altrui. Ha evitato l’incidente di Bortoleto, si è infilato nello spazio che si apriva, e ha portato a casa i punti disponibili con la disciplina di chi sa che in certe gare la sopravvivenza conta quanto il sorpasso. Punti importanti, gestiti bene.

Haas — Voto 7
Ocon ha il dono raro di trasformare il suo spazio in pista in un fenomeno di fisica quantistica: ci sei dentro, ma non riesci a passarci attraverso. Hamilton ha provato in tutti i modi — le traiettorie, le finte, il DRS — e per venti giri la risposta è stata sempre la stessa. No. Con educazione, con competenza, con quella determinazione quieta che è la firma di un pilota che conosce il mestiere della difesa come pochi altri nel paddock.
Bearman chiude decimo, gestendo bene una gara complicata in un fine settimana in cui la Haas non aveva il passo per attaccare le posizioni davanti. Risultato di squadra positivo, in una stagione che si chiude meglio di come molti avrebbero scommesso a marzo.

Aston Martin — Voto 6
Fernando Alonso, quarantaquattro anni e una pazienza che dovrebbe essere studiata nei corsi universitari di psicologia applicata, continua a portare a casa il massimo possibile da una vettura che non gli offre gli strumenti per fare di più. Ogni weekend la distanza dal podio è quella di un ciclista in fuga alla Milano-Sanremo: si vede, si sa, non si colma.
La sufficienza arriva per la disciplina operativa e per il contributo personale del pilota, non per il pacchetto tecnico. Newey è in fabbrica. Il lavoro è in corso. La speranza, per Alonso, è che arrivi prima che la carriera finisca.
Racing Bulls — Voto 8
Hadjar sesto. Nono in campionato. Il francese ha trascorso il weekend costruendo una gara solida, metodica, senza il tipo di errori che spesso penalizzano i piloti giovani nei circuiti cittadini dove il margine è zero e il prezzo del rischio è alto.
Nel paddock si ragiona già su cosa verrà dopo. I nomi circolano, le ipotesi anche. Ma quello che conta, al di là delle voci e delle promozioni future, è che Hadjar si sta guadagnando la reputazione sul campo: non con dichiarazioni, non con la velocità di un singolo giro, ma con la consistenza di chi sa già come si fa questo mestiere.
Williams — Voto 8
Il ritiro di Albon passerà agli archivi come uno dei momenti più involontariamente comici della stagione, con una comunicazione radio che sembrava uscita da un test di comprensione orale in lingua straniera. Equivoci, interpretazioni creative, e alla fine un pilota che parcheggia la macchina convinto di aver ricevuto un ordine che nessuno aveva intenzione di dargli.
Sainz, dall’altra parte del box, ha fatto quello che sa fare: ha course management nel senso più preciso del termine, ha portato a casa punti puliti in una serata confusa, e ha chiuso la stagione con la conferma di essere stato — senza ombra di dubbio — il colpo di mercato dell’anno. Ferrari ha lasciato andare un pilota di primo piano, e la Williams lo ha trasformato nel riferimento tecnico di una squadra che non sembrava pronta per questo livello.
Kick Sauber — Voto 8
Hulkenberg settimo. Pulito, preciso, senza un graffio e senza una lamentela. In una notte in cui tutto poteva succedere e molto di tutto è effettivamente successo, il tedesco ha navigato il caos del Las Vegas Strip Circuit con quella serenità professionale che si costruisce solo dopo anni di esperienza: sapere quando attaccare, sapere quando aspettare, sapere quando raccogliere i punti disponibili senza cercare quelli che non ci sono.
Non è il tipo di prestazione che finisce sulle copertine. È il tipo di prestazione che vale doppio nel computo finale di stagione, quando si sommano i punti e si capisce chi li ha costruiti gara per gara e chi li ha presi tutti insieme in tre domeniche fortunate.

Alpine — Voto 4
Una stagione che finisce come è cominciata: con la sensazione che il potenziale dei piloti e il potenziale della macchina abitino due universi paralleli che non riescono a comunicare. Gasly ha fatto quello che poteva. Colapinto anche. La vettura non ha risposto.
Briatore avrà passato la notte di Las Vegas a fare i conti su quante variabili servono per trasformare quello che Alpine ha in quello che Alpine vorrebbe essere. La risposta, quasi certamente, è: tante. E il 2026, con il nuovo ciclo regolamentare e la Power Unit Mercedes, è l’ultima vera occasione per ricominciare da qualcosa che abbia senso. Tirare lo sciacquone sul 2025 non è ammissione di sconfitta: è igiene sportiva.
Las Vegas ha distribuito le sue carte in modo bizzarro come solo Las Vegas sa fare. Il Mondiale arriva ad Abu Dhabi con un colpo di scena nel taschino e una classifica che non si può più dare per scontata.
Ultima mano. Il banco paga. O forse no.
Ci vediamo sul Golfo Persico.
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