Analisi & Storie | Stagione 2025 | 15 dicembre 2025

Ci sono stagioni che si ricordano per una vittoria. Ci sono stagioni che si ricordano per una sconfitta. E poi ci sono stagioni come questa — che si ricordano per entrambe le cose insieme, per i protagonisti che hanno cambiato forma nel corso dei mesi, per le storie che nessuno aveva scritto prima che cominciassero. Il 2025 è stato tutte queste cose. Forse qualcosa di più.


Il Grande Quadro: McLaren Dominatrice, Verstappen Combattente

Quando il confetti si è posato sulla pista di Singapore e il campionato ha matematicamente trovato il suo vincitore, la Formula 1 aveva già consegnato alla storia uno dei campionati più complessi e sfaccettati degli ultimi anni.

Lando Norris è campione del mondo. La frase merita di essere scritta per intero, senza abbreviazioni, perché contiene tutto il peso di un percorso che non era affatto scontato. Il ragazzo di Bristol che per anni aveva rappresentato il talento più cristallino della sua generazione senza mai trovare la strada per la vittoria finale ha trovato quella strada nel 2025, con una McLaren MCL39 che è stata la vettura più forte del campionato e con una maturità personale che si è costruita gara dopo gara, errore dopo errore, rimonta dopo rimonta.

Dodici vittorie. Oltre 800 punti. La corona che mancava.

Eppure il campionato non è stato il dominio che i numeri suggeriscono. È stato qualcosa di molto più complicato — e molto più bello.

Max Verstappen ha perso il Mondiale per due punti. Due. La matematica crudele di un campionato in cui ogni episodio conta il doppio quando i margini sono così stretti ha consegnato al quattro volte campione del mondo una sconfitta che non somigliava a una sconfitta: otto vittorie, rimonte impossibili, una Red Bull che nel corso dell’anno ha perso le qualità che l’avevano resa inavvicinabile e che Verstappen ha rimpiazzato con la forza della sola volontà. Era un anno in cui non avrebbe dovuto vincere, e per due punti non ha vinto. Ma ha corso la stagione più bella della sua vita.


La McLaren: la Macchina del Decennio

La MCL39 è entrata nella storia della Formula 1 come una delle vetture più complete degli ultimi vent’anni. Non la più veloce in assoluto su ogni singola pista — ci sono stati weekend in cui la concorrenza si è avvicinata, persino qualche fine settimana in cui sembrava vulnerabile — ma la più consistente, la più efficiente, la più capace di trasformare ogni tipologia di circuito in un territorio favorevole.

Il team principal Andrea Stella ha gestito la coppia Norris-Piastri con la freddezza del professionista navigato: scambi di posizioni orchestrati con la calma di chi sa che il risultato complessivo conta più di ogni singola scena, conflitti interni gestiti prima che diventassero narrazioni tossiche, una fabbrica a Woking che ha lavorato in modo silenzioso e sistematico per non lasciare niente al caso.

Oscar Piastri ha vissuto una seconda parte di stagione che ha sollevato domande sul suo rendimento rispetto al picco della prima. Le occasioni mancate si sono accumulate — Baku soprattutto, con un weekend che sarebbe potuto diventare un capolavoro e si è trasformato in un catalogo degli errori possibili. La McLaren ha vinto il Costruttori con margine. Piastri ha contribuito in modo fondamentale. Ma il Mondiale Piloti, alla fine, è di Norris — e la differenza tra i due racconta di una stagione in cui il momento giusto non è stato colto sempre nel modo giusto.


Verstappen: il Paradosso dell’Anno

Il paradosso più bello della stagione 2025 è che Max Verstappen ha corso il suo anno più umano proprio nell’unico anno in cui non ha vinto il titolo.

Nei quattro anni precedenti era l’uomo da battere, quello che rendeva le gare prevedibili per troppa superiorità. Nel 2025, con una Red Bull che aveva perso la sua natura di vettura perfetta, è diventato l’eroe inatteso — l’uomo che si rifiutava di accettare il risultato scritto dalle circostanze e costruiva rimonte con gli strumenti che aveva invece di lamentarsi di quelli che non aveva.

Brasile: dal fondo della classifica al podio. Qatar: partito terzo con le McLaren davanti, vittoria portata a casa con un lavoro chirurgico di team e pilota. Baku: la macchina torna competitiva con il nuovo fondo e Verstappen la trasforma immediatamente in una vittoria come se non fosse mai stata via. Austin: vittoria in casa americana che ha riaperto formalmente un Mondiale che sembrava già chiuso.

La Red Bull interna ha vissuto il suo anno più turbolento: Christian Horner travolto da vicende personali che hanno occupato il paddock per mesi, Laurent Mekies catapultato alla guida operativa con la disinvoltura di chi gestisce situazioni impreviste come se le avesse pianificate, Helmut Marko che ha lasciato l’edificio nel modo meno silenzioso possibile. In mezzo a tutto questo, Verstappen vinceva gare. È forse il dato più eloquente di una stagione in cui il pilota ha dovuto fare il lavoro di un’intera squadra.

Yuki Tsunoda ha vissuto il suo anno più difficile, chiudendo una parentesi in Red Bull con il rimpianto di non aver potuto dimostrare fino in fondo il suo valore in una vettura che per buona parte dell’anno non era quella giusta per farlo.


Mercedes: la Rincorsa Mancata

Il secondo posto nel Costruttori è un risultato oggettivamente solido che racconta, però, di un campionato in cui Toto Wolff e il suo team hanno faticato a trovare la continuità necessaria per trasformare la velocità in risultati sistematici.

George Russell ha vissuto una stagione di alti e bassi: brillante quando la macchina lo ha supportato, meno incisivo nelle fasi in cui le circostanze richiedevano qualcosa di più. Il caratteristico approccio via radio — spesso più eloquente della prestazione in pista — ha alimentato una narrativa che non sempre ha giovato alla sua immagine di pilota capace di trascinare la squadra.

La vera storia Mercedes del 2025 è stata Kimi Antonelli. Diciannove anni, debutto assoluto in Formula 1, e una progressione che ha superato qualsiasi aspettativa ragionevole. I podi arrivati, le qualifiche solide, la rimonta di Las Vegas che ha ridotto Russell ad avere lo specchietto retrovisore come compagno di serata: tutto questo racconta di un pilota che non stava imparando ma stava già costruendo la sua identità nel campionato. Il 2026 con una Power Unit nuova e le ambizioni di chi sa già di essere nel posto giusto.

La squalifica di Las Vegas — le penalità ai pattini che hanno tolto punti pesanti a McLaren e riscritto la classifica — aveva portato momentaneamente il campionato in una dimensione diversa. Ma la matematica finale ha ristabilito le gerarchie reali.


Ferrari: il Capitolo Più Doloroso

Zero vittorie. Cinque ne aveva vinte nel 2024. Il salto all’indietro è stato il tema doloroso di una stagione che aveva cominciato con premesse diverse e si è chiusa con la consapevolezza che qualcosa di strutturale non funzionava come doveva.

Frédéric Vasseur ha ripetuto per cinquantuno settimane consecutive che il potenziale andava estratto, che la macchina era migliorata, che i risultati sarebbero arrivati. La costanza del messaggio, con il passare dei mesi, ha smesso di essere rassicurante.

Charles Leclerc ha tirato la carretta con una dignità che meritava un mezzo migliore. Qualifiche tirate fuori con soluzioni acrobatiche da una SF-25 che non sempre gli dava quello che chiedeva, difese di posizione costruite con la lucidità di chi sa che il pilota non può compensare indefinitamente le lacune della macchina — ma ci prova lo stesso. Monza, con le livree celebrative e il pubblico che avrebbe meritato una vittoria, è stata forse la sintesi più netta della stagione ferrarista: tutto il contorno perfetto, il risultato no.

Lewis Hamilton al primo anno in rosso ha vissuto un’esperienza che si è complicata più del previsto. L’adattamento a una vettura profondamente diversa dalle Mercedes che aveva guidato per undici anni ha richiesto più tempo del previsto, e quando il feeling sembrava arrivare la macchina non era abbastanza veloce per tradurlo in qualcosa di concreto. Il primo podio stagionale è arrivato nel finale di campionato, con il sapore di una promessa che il 2026 dovrà trasformare in certezza.

La grande trama dell’anno — presidente che voleva un pilota, team principal che voleva lo stesso pilota, pilota che voleva la scuderia, scuderia che si è rivelata non all’altezza — si è chiusa con tutti esauriti e una domanda sospesa: il 2026 con Hamilton e Leclerc, i nuovi regolamenti e le speranze riposte in un progetto tecnico completamente rinnovato, è l’ultima grande scommessa. Se non funziona, le narrazioni disponibili si riducono.


“Congratulazioni ragazzi per la rimonta nella seconda parte della stagione. Potete essere veramente orgogliosi. Non siate troppo delusi, io certamente non sono deluso. Sono molto orgoglioso di tutti per non aver mai mollato e aver continuato a spingere.” — Verstappen via radio ad Abu Dhabi, nel momento in cui Norris stava diventando campione

Williams: il Miracolo di Grove

La storia più bella della stagione non è quella del campione. È quella di una squadra che dodici mesi prima raccoglieva un pugno di mosche e che nel 2025 ha chiuso quinta nel Mondiale Costruttori — il miglior risultato dal 2016 — con 137 punti e due podi firmati Carlos Sainz.

James Vowles ha completato una trasformazione che chiunque abbia seguito la Williams negli ultimi anni sa quanto fosse necessaria e quanto sembrasse impossibile. Ha preso una struttura in difficoltà e l’ha ricostruita con metodo, senza gli annunci trionfali che spesso precedono le svolte vere, senza la spettacolarità delle conferenze stampa di gennaio. Solo lavoro, risultati, e alla fine quella frase che è diventata la più vera dell’anno: “un sogno diventato realtà”.

Sainz — che Ferrari aveva lasciato andare con una disinvoltura che in retrospettiva sembra sempre più difficile da giustificare — si è rivelato il colpo di mercato della stagione. Due podi, una leadership tecnica all’interno del team, e quella qualità specifica del pilota maturo che trasforma un mezzo buono in qualcosa di migliore attraverso il solo fatto di guidarlo con intelligenza.


Racing Bulls: Hadjar si Presenta

A Faenza il 2025 è stato l’anno di Isack Hadjar. Il pilota francese ha mostrato qualità che hanno alimentato voci insistenti su un possibile salto in Red Bull, ha corso con una spudoratezza tranquilla che pochi rookie riescono a mantenere per un’intera stagione, e ha costruito risultati che Zandvoort soprattutto ha consacrato davanti al pubblico europeo.

Liam Lawson, rientrato dopo le difficoltà della seconda parte di stagione, ha trovato a Baku la sua risposta migliore: coriaceo, determinato, capace di finire davanti alla Red Bull di Tsunoda con un messaggio che a Milton Keynes è stato ascoltato.


Haas, Aston Martin, Alpine, Kick Sauber

Haas ha trovato in Oliver Bearman la sua storia più luminosa. Il ragazzo inglese ha corso la sua prima stagione completa in Formula 1 con una maturità che ha sorpreso chiunque non lo seguisse già dalle formule minori. Rimonte spettacolari, duelli con piloti ben più esperti affrontati senza complessi, e quel sorriso di chi si diverte davvero mentre fa una cosa difficilissima. Ayao Komatsu ha tenuto insieme una squadra con risorse limitate e ambizioni reali — un equilibrio non banale da mantenere.

Aston Martin ha vissuto un anno di reggenza in attesa dell’arrivo di Adrian Newey a gennaio 2026. Andy Cowell ha fatto il suo lavoro con professionalità e discrezione, preparando il terreno per chi avrebbe poi preso la scena. Il risultato — settimo posto, nessun podio — è il prezzo di una transizione lunga. Fernando Alonso ha continuato a estrarre dal pacchetto ogni singola goccia di prestazione disponibile, con la stessa ostinazione che a quarantaquattro anni rappresenta già di per sé una storia sportiva straordinaria.

Alpine ha chiuso ultimo con 22 punti in quello che Briatore stesso avrebbe faticato a definire un anno di progresso. Il talento di Gasly e Colapinto è rimasto intrappolato in una vettura che non ha mai trovato il livello necessario. Il 2026 con la Power Unit Mercedes è l’ultima carta seria sul tavolo.

Kick Sauber, in transizione verso il progetto Audi, ha trovato in Nico Hülkenberg il punto di riferimento più solido: un pilota che ha gestito una fase delicata con la professionalità di chi conosce il valore del lavoro silenzioso. Gabriel Bortoleto ha mostrato a sprazzi le qualità che il mercato gli riconosce, con un rendimento più discontinuo nella seconda parte dell’anno.


I Numeri che Contano

PilotaVittoriePuntiPosizione
Lando Norris (McLaren)124321° — Campione del Mondo
Max Verstappen (Red Bull)8430
Oscar Piastri (McLaren)4391
George Russell (Mercedes)2281
Charles Leclerc (Ferrari)0214
TeamPuntiPosizione
McLaren8231° — Campioni Costruttori
Mercedes477
Red Bull471
Ferrari388
Williams137

Quello che Rimane

Il 2025 ha lasciato alcune cose che meritano di essere trattenute oltre il podio finale e i numeri della classifica.

Ha lasciato la storia di Verstappen — un campione che ha perso il titolo ma ha vinto l’anima di un pubblico che per anni lo aveva rispettato senza mai davvero tifare per lui. La vulnerabilità ha fatto quello che quattro titoli consecutivi non riuscivano a fare.

Ha lasciato Bearman e Hadjar e Antonelli — una generazione che si è presentata con la serietà di chi non ha tempo da perdere e che il 2026 porterà su palcoscenici più grandi.

Ha lasciato la Williams di Vowles — la prova che i miracoli sportivi esistono, ma si chiamano lavoro, metodo e pazienza.

Ha lasciato una domanda aperta su Ferrari — che è la stessa domanda che questa tifoseria si porta dietro da troppi anni, e che il 2026 con i nuovi regolamenti potrebbe finalmente trasformare in risposta.

E ha lasciato un campione nuovo, Lando Norris, che adesso deve fare la cosa più difficile: dimostrare che il titolo era un punto di partenza, non un traguardo.

Il 2026 è già cominciato. Come sempre, tutto riparte da zero.


FastLap.it — Analisi, ironia e passione per il motorsport.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *