Analisi & Storie | 25 Dicembre 2025
Un annuncio, prima di tutto.
Cari Lettori Fedeli — quelli che hanno condiviso, commentato, litigato sotto i post e poi sono tornati il giorno dopo come se nulla fosse — grazie. Grazie davvero, perché quello che era nato come un esperimento goliardico si è trasformato in qualcosa di cui vado genuinamente fiero. Ed è proprio per questo che, con una punta di tremarella da prima volta, posso annunciarvi ufficialmente che Il Pagellone tornerà dopo il Gran Premio d’Australia, il 9 Marzo 2026. Con voti, analisi, e il consueto uso spericolato delle metafore. Segnate la data.
Ma prima di guardare avanti, bisogna fare i conti con quello che ci siamo lasciati alle spalle. E il 2025, amici miei, è stato uno di quegli anni che ti lasciano il segno — nel bene, nel male, e in quel territorio indefinito nel mezzo che la Formula 1 abita con così tanta naturalezza.
Ho pensato a lungo a come raccontarlo. I numeri li avete già visti tutti. Le analisi tecniche le trovate sul nostro sito ogni domenica sera. Quello che mancava era qualcosa di diverso — un modo per celebrare questa stagione bizzarra con lo spirito che merita. E siccome siamo a Natale, e siccome sono un cinefilo incorreggibile, ho deciso di regalare a ciascun protagonista del paddock il film che più lo rappresenta. Niente voti numerici: solo pellicola, popcorn e la spietata onestà di chi guarda dall’esterno.
Che lo spettacolo abbia inizio.
“La Formula 1 è come tenere un uovo in equilibrio su un cucchiaino mentre si affrontano delle rapide su una canoa.” — Graham Hill, Lotus Driver F1 Team
L’Ipotesi: CaloMcLaren — Andrea Stella: Nightmare Before Christmas
Partiamo dai vincitori, e facciamolo con rispetto: quello che Stella ha costruito nel 2025 è semplicemente impressionante. Dodici vittorie, una valanga di punti che ha fatto sembrare la concorrenza ferma ai box, e una gestione della coppia Norris-Piastri che chiunque abbia mai provato a tenere in equilibrio due primattori su un palcoscenico sa quanto sia complicata. A Monza, quando ha invertito le posizioni tra i due con la disinvoltura di chi sta decidendo dove andare a cena, metà paddock guardava con la bocca aperta e l’altra metà prendeva appunti.
È il Re di Halloween di Burton: un personaggio che non appartiene a questo mondo festivo, che ragiona in modo diverso da tutti gli altri, ma che alla fine ha capito il Natale meglio di chiunque altro. L’arancione, in fondo, è un colore natalizio. Basta abituarsi.
Mercedes — Toto Wolff: Mamma, Ho Perso l’Aereo
Il secondo posto nel Costruttori suona bene finché non si considera il contesto: la McLaren li ha doppiati sul piano della competitività pura, e Wolff ha trascorso buona parte dell’anno con lo sguardo puntato sul cortile dei vicini Red Bull, affascinato dal crollo del regno Horner con quella soddisfazione appena velata che solo chi ha perso contro di loro per anni può davvero capire.
Il problema è che mentre Kevin McCallister — pardon, Toto — montava le trappole contro i ladri di fuori, i ladri di casa avevano già fatto le valigie con le prestazioni della sua macchina. “Problemi di assetto” è diventato il mantra della stagione, ripetuto con una frequenza che avrebbe reso nervoso anche il più paziente degli ingegneri. Resta un team di altissimo livello, per carità. Ma c’è ancora un piano superiore da raggiungere, e le trappole col ferro da stiro non bastano più.
Red Bull — Laurent Mekies: Una Poltrona per Due
Se la Formula 1 fosse una commedia americana degli anni Ottanta, la Red Bull del 2025 sarebbe il film perfetto da trasmettere la notte di Natale. Da una parte Horner, travolto da vicende personali diventate di dominio pubblico nel modo più imbarazzante possibile, a recitare la parte dell’uomo che scivola sulla propria banana. Dall’altra Mekies, proiettato in una posizione di comando che nemmeno lui probabilmente si aspettava con quella velocità, a dover imparare in corsa le regole di un gioco che non aveva scelto di giocare.
Nel mezzo, Verstappen che vinceva gare come se la telenovela interna non lo riguardasse minimamente. E Helmut Marko, alla fine, che raccoglieva le cose dallo scaffale e lasciava l’edificio. Mekies ora ha la poltrona tutta per sé. Il 2026 dirà se sa come sedersi.
Ferrari — Frédéric Vasseur: Una Promessa è una Promessa
Ah, la Ferrari. Dove cominciare.
Zero vittorie. Cinque ne aveva portate a casa l’anno prima, cinque che avevano alimentato aspettative enormi, promesse rilanciate con entusiasmo durante l’inverno, slogan sul “potenziale da estrarre” serviti con la puntualità di un orologio svizzero ad ogni conferenza stampa. E poi la stagione vera, quella con la pista bagnata e le pressioni che contano, ha restituito un quadro molto diverso.
Vasseur ha la faccia di chi è convinto di quello che dice nel momento in cui lo dice — e questo, paradossalmente, è il problema. Perché quando la realtà non corrisponde alle parole, quel sorriso rassicurante smette di rassicurare e comincia a innervosire. Leclerc ha stretto i denti per tutta la stagione con la dignità di chi sa che lamentarsi non risolve i problemi, ma il peso di portare una macchina non all’altezza delle sue ambizioni si vedeva. Si vedeva eccome.
Il 2026 con Hamilton in squadra è l’ultima grande scommessa. Se anche questa volta le promesse restano promesse, non ci sarà più nemmeno l’entusiasmo invernale a fare da cuscinetto.

Williams — James Vowles: Miracolo nella 34ª Strada
Esiste un tipo di soddisfazione specifica che si prova quando qualcosa di improbabile diventa reale. Non è euforia, non è sorpresa: è quella sensazione calda di “lo sapevo che poteva succedere” anche quando non lo sapevate per niente.
La Williams è passata dal nono al quinto posto in classifica costruttori, moltiplicando il bottino di punti quasi per dieci. Sainz ha portato a casa due podi. La squadra ha ritrovato una credibilità che mancava da quasi un decennio. Vowles ha fatto quello che i film di Natale ci insegnano essere possibile solo nell’ultima mezz’ora: ha convinto tutti che il miracolo era reale. Il miglior risultato dal 2016 non è una coincidenza — è il frutto di un lavoro silenzioso, metodico e tutt’altro che cinematografico nella sua quotidianità. Ma il risultato, quello sì, è da grande schermo.
Racing Bulls — Alan Permane: Parenti Serpenti
C’è qualcosa di profondamente scomodo nell’essere il team satellite di una famiglia che litiga ad alta voce. Permane ha navigato una stagione intera con la consapevolezza che le decisioni più importanti si prendevano altrove, in stanze dove lui non era invitato, tra persone che si guardavano storto da mesi.
Il risultato è un team che non sa esattamente cosa vuole essere: abbastanza grande da avere ambizioni, abbastanza piccolo da non potersele permettere del tutto. Come quel cugino alla cena di Natale che sta zitta, mangia, e spera che la discussione tra gli zii finisca prima del dessert. Sopravvivenza dignitosa. Non è poco, date le circostanze.
Aston Martin — Andy Cowell: Un Principe per Natale
Settimo posto. Nessun podio. Una stagione di transizione che di eccitante aveva ben poco. Cowell ha fatto il suo lavoro con ordine e competenza, riorganizzando strutture interne, ottimizzando processi, preparando il terreno. Ma tutti sapevano — lui per primo — che non era lui il protagonista del film. Era il reggente, il personaggio del secondo atto che tiene in piedi il castello in attesa che arrivi chi farà girare davvero la trama.
Adrian Newey entra in scena nel 2026. Da quel momento, Cowell diventa una nota a piè di pagina nella storia dell’Aston Martin. Non è un giudizio: è semplicemente la narrativa che il mercato ha scritto per lui. I principi veri, nei film di Natale, arrivano sempre nell’ultima scena.

Haas — Ayao Komatsu: I Muppet — Festa di Natale
Oliver Bearman è arrivato in Haas come uno di quei personaggi secondari che rubano la scena senza preavviso. Giovane, veloce, sfrontato al punto giusto, ha sfiorato il podio in Messico in un modo che ha fatto alzare più di un sopracciglio nel paddock. Settantanove punti e un ottavo posto finale: non è la rivoluzione, ma per un team con le risorse della Haas è un risultato solido, guadagnato punto a punto senza fronzoli.
Komatsu dirige tutto questo con l’energia frenetica di chi sa di non avere margini di errore: budget limitato, fornitori esterni, piloti esuberanti. Ogni gara sembra sul punto di trasformarsi in un disastro e invece finisce quasi sempre con qualcosa da portare a casa. Caotico, rumoroso, imperfetto — ma stranamente efficace. Proprio come il Muppet Theatre.
Sauber — Mattia Binotto: Il Grinch
Da Hinwil si osserva. Ufficialmente per costruire qualcosa di nuovo per Audi; nella pratica, con un occhio sempre puntato su Maranello. Binotto ha dichiarato in un’intervista di soffrire per i risultati della Ferrari, e forse è anche sincero — ma c’è qualcosa di irresistibilmente ambiguo in quell’affermazione, coming from him. Il Grinch, in fondo, alla fine del film capisce cos’è il Natale. Ma prima di arrivare a quella scena, sorride tra sé guardando giù dalla montagna. E quel sorriso lo conosciamo bene.
Alpine — Flavio Briatore: Che Cosa è il Natale?
Ultimi. Ventidue punti. Una stagione che ha trasformato le ambizioni di inizio anno in qualcosa di talmente lontano dalla realtà da sembrare scritto da qualcun altro.
Briatore è tornato con la convinzione — dichiarata, anzi urlata — che lui solo potesse raddrizzare la barca. Settantaquattro anni, fretta di vincere, zero pazienza per le scuse. Risultato: Gasly ha trascorso l’anno a fare miracoli su una macchina che non lo meritava, e i miracoli a un certo punto finiscono. Il problema non è la volontà di Briatore: è che la volontà da sola non aggiunge downforce. Né cavalli. Né punti.
Il 2026 con la Power Unit Mercedes potrebbe cambiare le carte in tavola. Ma fino ad allora, la slitta resta a terra.
Le luci in sala si riaccendono.
Ecco il 2025, nelle sue contraddizioni magnifiche e nei suoi fallimenti spettacolari. Una stagione che ha avuto tutto: un dominatore assoluto, un regno che crollava, promesse tradite e miracoli inaspettati. Esattamente quello che ci si aspetta dalla Formula 1 quando è in forma.
Ci vediamo il 9 Marzo, dopo Melbourne. Con il Pagellone vero, i voti, le analisi e probabilmente qualche polemica di troppo.
Buon Natale. E che il vostro team vi deluda il meno possibile.
FastLap.it — Analisi, ironia e passione per il motorsport.


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