Prima giornata di prove ufficiali: tre giorni per decifrare le filosofie progettuali
Le tre sessioni di test collettivi sul circuito internazionale del Bahrain hanno offerto la prima opportunità concreta di analizzare da vicino le scelte aerodinamiche dei team per il ciclo regolamentare 2026. Con undici monoposto in pista e un regolamento che ha stravolto le priorità progettuali — peso minimo ridotto, power unit con equilibrio 50/50 termica-elettrica, eliminazione del DRS — ogni squadra ha interpretato le norme in modo radicalmente diverso.
Ferrari: Pragmatismo Italiano al Servizio dell’Affidabilità
Partiamo da chi ha convinto per solidità più che per soluzioni appariscenti. La SF-26 ha accumulato chilometri con continuità impressionante: Leclerc, Hamilton e i team clienti Haas e Cadillac hanno completato programmi di lavoro senza intoppi significativi, segnale che la power unit Ferrari 067/6 è partita col piede giusto.
Sul fronte aerodinamico, Maranello ha optato per raffinatezza nei dettagli invece che per stravolgimenti visivi. Le piccole appendici verticali che precedono l’ingresso del fondo vettura sono state dotate di profili orizzontali per canalizzare il flusso d’aria verso il Venturi sottoscocca con maggiore efficienza. Interessante anche l’integrazione strutturale tra diffusore posteriore e crash structure: una soluzione che McLaren condivide, ma Ferrari ha sviluppato con geometrie specifiche per massimizzare l’espansione dei flussi in uscita.
Il meccanismo di attuazione dell’ala anteriore mobile — novità 2026 in sostituzione del DRS — è stato integrato in una micro-chiglia sotto il muso, evitando i tiranti esterni che appesantiscono visivamente altre soluzioni. Durante la seconda giornata, i tempi sul giro di Leclerc hanno dimostrato che il bilanciamento energetico della SF-26 permette deployment consistenti senza compromettere la gestione della batteria sul medio-lungo periodo.
“In Formula 1, una singola decisione può trasformare un potenziale podio in un ritiro, e un weekend difficile in un trionfo. È questa incertezza che rende ogni gara unica.” — Toto Wolff
Red Bull: Minimalismo Radicale e Gestione del Drag
La RB22 rappresenta l’estremo opposto dello spettro progettuale. Milton Keynes ha spinto al massimo la riduzione della sezione trasversale del corpo vettura, accettando il trade-off di esporre maggiormente il cono anti-intrusione obbligatorio. La zona delle pance è stata rastremata a tal punto che il volume laterale scompare quasi del tutto, lasciando sporgere la struttura di protezione frontale in modo evidente — un richiamo visivo alla controversa Mercedes W13 “zeropod” del 2022, ma con finalità diverse.
A differenza della maggior parte dei concorrenti, Red Bull ha eliminato ogni sottosquadro sotto le aperture di raffreddamento. Le superfici laterali sono verticali e continue, raccordate dolcemente alla scocca per forzare i flussi lungo un corpo vettura dalla sezione ridottissima. L’evacuazione dei gas di scarico avviene attraverso uno sfogo posteriore sovradimensionato e due aperture laterali integrate nelle protezioni anti-intrusione posteriori.
La filosofia è chiara: con una power unit che richiede gestione energetica sofisticata e un regolamento che premia l’efficienza, ridurre la resistenza all’avanzamento diventa prioritario rispetto alla massimizzazione del carico in configurazione ad alto drag. I pannelli laterali, però, sembravano provvisori: Red Bull potrebbe riservare evoluzioni significative già dal secondo round.
Aston Martin: Ambizione Estrema, Problemi Concreti
Il progetto AMR26 firmato Adrian Newey ha catalizzato l’attenzione per audacia concettuale, ma i test hanno rivelato criticità sistemiche preoccupanti. La scelta di posizionare i radiatori quasi completamente in orizzontale — con ingombro verticale delle pance ridotto al minimo — ha permesso di ricavare un canale enorme tra fiancate e fondo vettura per alimentare la zona del diffusore posteriore.
Sulla carta, questa soluzione massimizza l’effetto suolo e l’espansione dei flussi in uscita. Nella pratica, ha generato problemi di surriscaldamento già dalla prima giornata: branchie d’emergenza sono apparse sugli sfoghi laterali per mitigare temperature fuori parametro. La seconda giornata ha aggravato il quadro: la power unit Honda ha manifestato anomalie nei dati telemetrici e deficit di potenza rispetto ai competitor, costringendo il team a interrompere più volte le sessioni.
È evidente che Silverstone ha spinto il concetto al limite della fattibilità fisica: radiatori così compressi richiedono flussi d’aria perfettamente canalizzati e gestione termica millimetrica. Quando uno dei due elementi fallisce, l’intero sistema collassa. Il progetto più atteso del 2026 rischia di partire in salita, e serviranno interventi profondi per risolvere i colli di bottiglia strutturali.

Audi: Sperimentazione Verticale e Vortex Management
Il debutto ufficiale di Audi in Formula 1 ha riservato sorprese. Rispetto allo shakedown di Barcellona, la R26 è arrivata in Bahrain con un’evoluzione radicale della zona delle pance. Le prese d’aria sono state spostate in posizione verticale, molto avanzate e ravvicinate alla scocca, precedendo una sciancratura laterale così pronunciata da lasciare scoperto il cono anti-intrusione anteriore racchiuso in un evidente bulbo aerodinamico.
Questa configurazione verticale delle prese d’aria ha uno svantaggio noto: lo strato limite che si sviluppa lungo le pareti della scocca riduce la sezione efficace dell’apertura, penalizzando l’efficienza di raffreddamento. Audi ha accettato questo compromesso per privilegiare altre priorità, probabilmente legate alla gestione dei flussi verso il sottoscocca.
La vera innovazione, però, si trova all’estremità anteriore del fondo vettura, nella zona del “tea tray”. Questa superficie sfrutta la forma a delta consentita dal regolamento per generare vortici che energizzano il flusso verso il Venturi. Audi ha dotato il tea tray di feritoie multiple per frammentare il vortice primario in vortici secondari più piccoli, aumentando la turbolenza utile a stabilizzare l’effetto suolo in condizioni di rollio e beccheggio. Una soluzione complessa, ma promettente se gestita correttamente dal punto di vista fluidodinamico.

Filosofie Divergenti, Incognite Comuni
I test del Bahrain hanno certificato che il 2026 non sarà una stagione di convergenza progettuale. Ogni team ha interpretato il regolamento con priorità diverse: Ferrari punta su affidabilità e raffinatezza, Red Bull su minimalismo e gestione del drag, Aston Martin su massimizzazione dell’effetto suolo (con rischi evidenti), Audi su sperimentazione verticale e vortex management.
Mancano ancora le risposte fondamentali: quale filosofia prevarrà in gara? I problemi di Aston Martin sono risolvibili in tempi brevi? La rastremazione estrema di Red Bull pagherà sui circuiti ad alto carico? Appuntamento a Melbourne per le prime verifiche sul campo.
Articolo di Alberto Ciaponi — FastLap.it
Analisi tecnica basata su osservazioni dirette dei test collettivi FIA, Sakhir, 20-22 febbraio 2026


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