GP Weekend | Gran Premio d’Italia 2025 | Autodromo Nazionale di Monza
Monza non è una pista. È una dichiarazione d’amore collettiva che si rinnova ogni settembre con la puntualità dei fenomeni naturali. Le tribune traboccano, le bandiere sventolano, il rosso domina l’orizzonte come se il pubblico avesse deciso, una volta per tutte, che questo posto appartiene a un’idea precisa di motorsport. Un’idea che purtroppo, spesso, la pista fatica a confermare. Bentornati al Tempio della Velocità: dove si soffre con stile e si giudica con passione.
P.S. — Siamo arrivati in ritardo, è vero. Ma nel fine settimana c’è chi ha saputo fare di peggio. Citofonare Bagnaia.
Ferrari — Voto 5
C’era tutto, questa volta. La cornice più bella del calendario, un pubblico che avrebbe sostenuto una vettura di cartone pur di sentirsi parte di qualcosa, le livree celebrative della 312T, le tute che evocavano Regazzoni e Lauda — tutto quello che serve per trasformare un weekend in una storia da raccontare per anni.
Mancava il risultato. Con la fedeltà di un appuntamento che non si cancella, Ferrari non ha deluso nel deludere. Hamilton e Leclerc hanno messo sul piatto tutto quello che avevano: cuore, sudore, traiettorie tirate al millimetro su una pista che non concede margini. Il problema è che il margine mancava altrove — in una monoposto che in questo fine settimana non ha restituito quello che i piloti le chiedevano nei momenti che contavano.
La sensazione era quella di chi pesta per errore la zampa al cane: misto di imbarazzo, dispiacere genuino, e la consapevolezza che le scuse non cambiano il fatto che è successo comunque. Il pubblico ha applaudito lo stesso, perché il pubblico di Monza ama Ferrari anche quando Ferrari non se lo merita. È un amore senza condizioni, che è la forma più nobile e la più frustrante di tutte.

Red Bull — Voto 9¾
Verstappen ha corso il Gran Premio d’Italia come si correrebbe se non ci fosse un titolo in palio ma solo una pista da dominare per il puro piacere di farlo. Primo giro da Palio di Siena — caotico, fisico, con la Red Bull che sembrava aver scelto di fare tutto quello che i regolamenti permettono e qualcosa di più — poi, superata la confusione iniziale, la dissoluzione progressiva dal gruppo. Un puf. Scomparso.
Da quel momento è emerso il Verstappen delle giornate in cui tutto funziona: ritmo inalterabile, gestione delle gomme impeccabile, pit-stop calcolato con la precisione di chi non lascia niente al caso. Laurent Mekies ha ottenuto la prima vittoria da team principal con la naturalezza di chi stava aspettando il momento giusto senza sbagliare quelli sbagliati. Un risultato che fa morale, fa punti, e fa curriculum.
McLaren — Voto 7
Il pit-stop che ha tenuto Piastri davanti a Norris per qualche giro di troppo ha alimentato nelle tribune la teoria di un piano orchestrato — l’ennesima macchinazione della McLaren per gestire i suoi due piloti a vantaggio del campionato costruttori, lasciando Lando nel ruolo del secondo che non finisce mai di essere secondo.
Poi è arrivato l’ordine di scuderia. Oscar ha ceduto la posizione senza fiatare, con la disciplina professionale di chi ha già elaborato la situazione prima che il muretto finisse di parlare. Norris ha recuperato il suo posto legittimo. La giustizia sportiva è stata ripristinata, almeno nelle posizioni di gara. Nel campionato, il suo titolo di Eterno Secondo resta lì, solido come un monumento, in attesa di qualcuno che decida di abbatterlo davvero.
Mercedes — Voto 4
Monza è il circuito peggiore del calendario per presentarsi con una power unit che alterna exploit a incertezze — e la Mercedes di questo fine settimana ha scelto con coerenza la seconda opzione.
Russell ha completato la gara con la serenità piatta di chi sa che non c’è niente da fare e decide di vivere il momento nel modo più dignitoso possibile. La sua telemetria aveva più in comune con un podcast sulla storia medievale che con un Gran Premio di Formula 1. Nessuna recriminazione, nessun lampo — solo la rassegnazione ordinata di chi conta i punti persi e li archivia.
Antonelli ha invece vissuto la domenica come se il circuito fosse una suggestione più che una struttura fisica: varianti tagliate con la disinvoltura di chi conosce scorciatoie che gli altri non vedono, cordoli trattati come elementi decorativi, traiettorie disegnate con la logica di chi non è del tutto sicuro che le linee bianche abbiano un’utilità pratica. Un pomeriggio tutto suo, fedele solo alla propria interpretazione delle cose.

Aston Martin — Voto 2
Alonso si è fermato prima che la gara potesse diventare qualcosa, lasciando il weekend nelle mani di Stroll con l’ottimismo di chi, in fondo, sa già come andrà a finire.
Lance ha raccolto quella responsabilità con tutto l’entusiasmo disponibile, che era comunque insufficiente a produrre qualcosa di ricordabile. Ultimo al traguardo, con la regolarità di chi non ha ancora trovato la chiave per trasformare la partecipazione in competizione. Il cuore c’è, l’impegno pure — ma in Formula 1 cuore e impegno sono il prerequisito, non il risultato. Adrian Newey è in fabbrica. La speranza è tutta proiettata in avanti.
Racing Bulls — Voto 5
Il weekend di Monza avrebbe dovuto giovare alla piattaforma Red Bull — velocità di punta, basso carico, un tipo di circuito che storicamente si adatta bene alle vetture di Milton Keynes. Non è andata in quel modo. I giovani torelli hanno trascorso più energie a combattersi a vicenda che a scalare la classifica, con Lawson e Tsunoda impegnati in una battaglia interna che avrebbe fatto sorridere se non fosse costata risultati concreti.
Hadjar ha portato a casa il punto della decima posizione con la tenacia di chi non si arrende nemmeno quando le circostanze lo sconsigliano. Non è il tipo di weekend che si incornicia, ma la sostanza c’era.
Williams — Voto 8
Sainz ha battuto Albon in qualifica, Albon ha battuto Sainz nei punti quando contava. Una di quelle simmetrie sportive che raccontano di una coppia equilibrata, competitiva, capace di coprirsi a vicenda nel corso di un weekend senza che nessuno dei due abbia il sopravvento definitivo sull’altro.
Il risultato complessivo è solido — più solido di quanto la vettura sulla carta dovrebbe garantire. Grove porta a casa punti con una monoposto che in certi momenti sembra evocare più che eseguire, costruita con quello che c’è in attesa che arrivi quello che manca. Ogni posizione guadagnata nel Mondiale Costruttori vale milioni di euro reali: un dettaglio che la Williams conosce meglio di chiunque altro, e che trasforma ogni punto in qualcosa di più di una statistica.
Haas — Voto 3
Il fine settimana americano in terra brianzola è finito fuori dalla zona punti per colpa di una doppia penalità che ha trasformato una gara già complicata in qualcosa di più vicino a un caso disciplinare che a una competizione sportiva.
Bearman e Ocon hanno corso con l’impeto di chi non calcola le conseguenze con la precisione che certi momenti richiedono. L’impeto va bene, l’istinto va bene, ma quando l’impeto e l’istinto producono sanzioni a ripetizione il risultato è quello che è. La FIA non ha bisogno di emettere mandati di cattura — bastano i secondi di penalità, che in questo caso sono stati sufficienti a rendere inutile quasi tutto il lavoro del weekend.
Alpine — Voto 1
Cercasi vettura competitiva. Offresi: due piloti di talento reale, un budget che non si discute, e la promessa di una power unit Mercedes dal 2026 che a questo punto assume i contorni di una profezia messianica — l’unica ragione per cui tutto il resto ha ancora senso.
Il rinnovo di Gasly fino al 2028 è la decisione che racconta meglio di qualsiasi comunicato ufficiale la direzione che Enstone ha scelto: investire sui piloti nella speranza che il mezzo li raggiunga, invece di aspettare che il mezzo sia pronto prima di blindare chi ci siede dentro. Potrebbe funzionare. Al momento, la vettura ha la velocità massima di un mezzo di trasporto urbano e in curva esprime un’agilità che non spaventa nessuno. Nel box, l’atmosfera è quella che è.
Kick Sauber — Voto 7
Bortoleto ha corso Monza come la corre uno che sa già di avere la risposta ma aspetta che qualcun altro finisca la domanda prima di parlare. Tasso di timidezza: zero. Tasso di aggressività controllata: al massimo disponibile. La penalità ad Antonelli gli ha consegnato un ottavo posto che da solo racconta ben poco — la prestazione sottostante racconta invece di un pilota che cresce con la coerenza di chi non ha fretta ma non perde un’occasione.
Il trasferimento dall’orbita Ferrari all’ecosistema Audi fa il suo effetto emotivo, soprattutto in una pista come Monza. Ma quello che si è visto in pista domenica pomeriggio è la migliore risposta possibile a qualsiasi dubbio residuo sulla scelta. Il sorriso di chi sa di essere nel posto giusto — o almeno nel posto da cui partire per arrivarci.
Le tribune si svuotano lentamente. Il rosso svanisce nel parcheggio. Monza torna quella pista silenziosa e bellissima che è per undici mesi all’anno, in attesa che settembre arrivi di nuovo a riempirla di tutto ciò che la rende unica.
Il Mondiale non aspetta. La prossima settimana si riparte. Come sempre.
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