GP Weekend | Gran Premio del Messico 2025 | Autodromo Hermanos Rodriguez, Città del Messico
C’è un’aria diversa, a 2.285 metri sul livello del mare. I motori respirano diversamente, i freni si riscaldano prima, e le traiettorie che funzionano nel resto del mondo qui richiedono una ricalibrazione. L’Autodromo Hermanos Rodriguez non chiede adattamento: lo esige. E chi non capisce la differenza, di solito, lo scopre a proprie spese.
McLaren — Voto 9
Con Piastri nel pomeriggio dei fantasmi — quello in cui tutto ciò che può andare storto va storto, con l’intensità di chi non è abituato a queste giornate e le vive con una visibilità emotiva che fa quasi tenerezza — il palcoscenico messicano era libero per Norris.
E Norris lo ha occupato con la naturalezza di chi aspettava questa finestra da settimane. Una gara costruita sulla velocità strutturale della MCL39, gestita con la maturità tattica che in questa stagione si è alternata in modo imprevedibile a momenti di inspiegabile cautela, e chiusa con il tipo di margine che racconta di un pilota finalmente convinto di quello che sta facendo.
Il campionato ha preso una direzione. Attenzione, però: le direzioni in Formula 1 cambiano. E il gatto, di vite, ne ha sempre più del topo.

Haas — Voto 10
Oliver Bearman ha scelto il Messico per consegnare l’argomento definitivo a chi ancora si faceva domande sulla sua continuità. Non una gara fortunata, non un risultato costruito sulle disgrazie altrui: una prestazione pulita, fisica, con la difesa di posizione di chi ha già capito che in Formula 1 il centimetro di spazio si conquista e si gestisce, non si aspetta.
I tempi sul giro parlavano chiaro. Il confronto con i veterani attorno a lui anche. C’è una generazione di piloti giovani in questo campionato che sta ridisegnando i parametri di riferimento, e Bearman è stabilmente nella parte alta di quella lista.
Per una squadra che ha conosciuto anni in cui il risultato migliore era sopravvivere al fine settimana con entrambe le macchine integre, un pilota così è qualcosa di strutturalmente diverso. Non una buona notizia stagionale: una prospettiva.
Red Bull — Voto 7
Esiste un modo accademicamente corretto di impostare il primo giro di un Gran Premio del Messico. Verstappen non lo ha usato.
Ha visto un corridoio alla sua sinistra che aveva tutta l’aria di una trappola, e ci si è infilato con la convinzione di chi non ha la lista degli scenari negativi tra i documenti aperti sul desktop. Il momento successivo — retrotreno in sovrasterzo, erba, muro che si avvicinava con velocità inversamente proporzionale alla probabilità di evitarlo — ha prodotto l’espressione attonita di circa centinaia di milioni di persone simultaneamente.
La macchina è rimasta intera. Il podio è arrivato. Con una Red Bull che in questa fase della stagione non è lo strumento ideale per costruire rimonte serene, il terzo posto finale ha richiesto la stessa quantità di talento e determinazione che di solito serve per vincere. Non perfetto, ma straordinariamente vivo.
Ferrari — Voto 7
Leclerc ha impostato la gara con la lucidità di chi ha imparato — a forza di domeniche difficili — che in certi weekend la cosa più intelligente è togliersi dai guai al primo giro e poi costruire da lì. Il rodeo della Curva 1 è andato esattamente come speravi che andasse se non eri coinvolto, e Charles non era coinvolto.
Da quel momento, una gara di gestione e resistenza, culminata in un finale in cui Verstappen gli si è incollato alle spalle con l’insistenza di qualcosa che non accetta il no come risposta. Leclerc non ha tremato. Ha difeso ogni metro con la concentrazione di chi sa che i punti di oggi valgono più dei punti di ottobre. La VSC finale ha messo il sigillo su una domenica che — finalmente — regalava qualcosa di cui essere soddisfatti.
Hamilton, dall’altra parte, ha vissuto una di quelle giornate in cui l’ambizione supera i mezzi disponibili, con risultati prevedibili. Il primo podio in rosso sembrava a portata di mano, poi le scelte sul limite del regolamento hanno presentato il conto. Per una scuderia che quest’anno ha cercato soddisfazioni con la tenacia del cercatore d’oro, era un’occasione che pesava.

Mercedes — Voto 5
Russell ha trasformato il fine settimana messicano in un saggio applicato sulla differenza tra esprimere frustrazione e gestirla. Ha scelto la prima opzione con una generosità che il box di Brackley, con Wolff assente, probabilmente avrebbe potuto fare a meno di ricevere.
Ci sono piloti che quando le cose non vanno diventano silenziosi e precisi. Ci sono piloti che quando le cose non vanno diventano rumorosi e imprecisi. Il George Russell del Messico 2025 ha imboccato la seconda strada con una coerenza quasi ammirevole nella sua completezza.
Antonelli, intanto, cresceva. Gara dopo gara, weekend dopo weekend, con quella capacità di imparare dai contesti difficili senza fare rumore. Un pit-stop da telenovela, una gestione piloti che avrebbe testato la pazienza di chiunque, e lui: tempi sul giro, punti, silenzio. Il confronto interno alla squadra sta diventando ogni fine settimana più interessante del previsto.
Aston Martin — Voto 2
Alonso si è ritirato, e con lui si è ritirata anche l’ultima speranza che il fine settimana producesse qualcosa di ricordabile. In sua assenza, il testimone è passato a Stroll, che ha accolto la responsabilità con tutto l’entusiasmo di qualcuno a cui hanno appena chiesto di tenersi in piedi su un monociclo senza averlo mai visto prima.
Quattordicesimo su sedici classificati, con un passo gara che avrebbe convinto anche il più ottimista degli osservatori che la situazione tecnica dell’Aston Martin è più seria di quanto i comunicati ufficiali lascino intendere. Newey è in fabbrica. Il lavoro è lungo. Nel frattempo, si sopravvive.
Racing Bulls — Voto 4
Lawson si è ritirato così presto da sembrare quasi un gesto volontario di risparmio sui consumi. Hadjar ha montato una power unit con più chilometri di storia alle spalle che prestazioni presenti, e il weekend è filato via nella direzione che questo tipo di configurazione tecnica normalmente produce: verso il basso, con una certa inesorabilità.
È una di quelle settimane in cui a Faenza si guarda il calendario con la speranza che la prossima gara arrivi in fretta e con condizioni più favorevoli. Il talento dei piloti non si discute. Il materiale a disposizione, in questo momento, sì.
Williams — Voto 4
La qualifica aveva detto una cosa. La gara ne ha detta un’altra, e lo ha fatto con la varietà narrativa di una serie TV in cui ogni scena aggiunge un nuovo livello di complicazione. Retrocessione in griglia, penalità per eccesso di velocità in pit-lane, drive-through, e infine il ritiro come atto di misericordia conclusivo.
Sainz aveva le qualità per costruire una gara interessante, e probabilmente anche la voglia. Le circostanze hanno deciso diversamente, con una sistematicità che in altri contesti avrebbe potuto sembrare pianificata. Non lo era, ma l’effetto finale è stato lo stesso.
Il 2026 con la Power Unit Mercedes è la promessa che mantiene viva la narrativa di una squadra che ha dimostrato di poter crescere quando le condizioni lo permettono. Città del Messico è stata una di quelle giornate in cui le condizioni non lo hanno permesso in nessuna delle forme disponibili.
Kick Sauber — Voto 8
Bortoleto ha prodotto il sorpasso della domenica con la tranquillità di chi sa esattamente quello che sta facendo e non ha bisogno di enfatizzarlo. All’esterno, nella curva sbagliata, contro un pilota che stava difendendo: il tipo di manovra che nei libri di fisica dovrebbe avere un coefficiente di difficoltà associato.
Il decimo posto e il punto acquisito raccontano di una stagione in cui il brasiliano ha costruito la sua credibilità gara dopo gara, senza i picchi di visibilità dei team di punta ma con una consistenza che chi guarda con attenzione ha già annotato. A San Paolo, la settimana dopo, lo aspettava il pubblico di casa. Difficile immaginare una preparazione migliore.
Alpine — Voto 2
Gasly e Colapinto hanno le qualità per stare ben più avanti di dove li mette regolarmente questo pacchetto tecnico. È una di quelle verità della stagione 2025 che si ripete con tale frequenza da essere diventata quasi un assioma: il talento entra in macchina, la macchina restituisce qualcosa di molto meno del talento investito.
L’ultima e penultima posizione all’arrivo sono la fotografia di un rapporto squilibrato tra piloti e mezzo che il 2026 dovrà correggere se Enstone vuole tornare a essere un argomento della stagione piuttosto che una nota a margine.
La bandiera a scacchers cala sull’Hermanos Rodriguez mentre il pubblico in curva 1 ancora canta. Interlagos è la settimana dopo. Abu Dhabi si avvicina.
Il Mondiale ha preso la sua forma. Adesso la deve difendere.
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