GP Weekend | Gran Premio dell’Azerbaijan 2025 | Baku City Circuit

Baku non è un circuito che perdona le distrazioni. I muri sono stretti, il vento cambia angolo tra un giro e l’altro, e il rettilineo principale è abbastanza lungo da trasformare qualsiasi debolezza aerodinamica in un argomento pubblico e definitivo. È la pista giusta per scoprire chi ha trovato la quadra — e chi no.


Red Bull — Voto 10

Ci sono weekend in cui una squadra smette di inseguire e ricomincia a costruire. Baku è stato quello per la Red Bull, e il tempismo non potrebbe essere più eloquente: a poche settimane da Singapore, dove il Mondiale si deciderà, Verstappen si è presentato sul podio più alto con la naturalezza di chi non ha mai davvero smesso di credere che ci fosse ancora una storia da raccontare.

Il fondo aggiornato ha restituito alla RB21 una maneggevolezza che nelle ultime gare sembrava andata smarrita, e il Campione del Mondo ha fatto il resto con la sistematica efficienza che si riconosce ormai come la sua firma: non spettacolare per scelta, ma sempre esatto nel momento che conta.

Tsunoda ha beneficiato degli aggiornamenti con una prestazione che ha ricordato il pilota che Faenza aveva scelto con convinzione a inizio anno. Speriamo che sia una direzione e non un episodio, perché la differenza tra le due cose, per il futuro del giapponese in Formula 1, è la stessa che passa tra un contratto rinnovato e un volo di sola andata.


McLaren — Voto 4

Le opportunità nella vita sportiva — e non solo — hanno la scomoda abitudine di non aspettare. Piastri ha avuto un weekend da dimenticare con urgenza: qualifica, partenza, conclusione nel muro, tutto confezionato con la coerenza di una giornata in cui nessun elemento ha girato nella direzione sperata.

Norris aveva davanti a sé lo spazio libero che si apre raramente in un campionato così combattuto. Non lo ha occupato. Ha lasciato che la situazione si resolvesse senza di lui, come chi è invitato a una cena straordinaria e decide che quella sera preferisce stare a casa.

Il titolo si decide a Singapore. Ma i punti non guadagnati a Baku hanno un peso specifico che non cambia con il calendario.


Ferrari — Voto 2

C’è un tipo di fine settimana in cui le cose vanno storte in modo così completo e organico che la somma dei singoli problemi non riesce a spiegare la portata del risultato finale. Baku per la Ferrari è stato uno di quelli.

Leclerc e Hamilton hanno attraversato il circuito azero con la capacità di raccogliere risultati inversamente proporzionali al talento disponibile — una competenza specifica che la Scuderia di Maranello sta raffinando con una costanza che i tifosi trovano, comprensibilmente, difficile da apprezzare. Il bruxismo collettivo che si diffonde ogni domenica sera tra il popolo rosso ha ormai le caratteristiche di un fenomeno clinico documentabile.

La Ferrari ha bisogno di una risposta tecnica concreta prima che il 2025 si chiuda e il 2026 apra. Non di un comunicato. Di risultati.


Mercedes — Voto 9

Russell sul podio a Baku, con il tipo di gara che non finisce sui giornali per un singolo sorpasso da antologia ma che costruisce il risultato con la precisione di chi ha capito dove deve essere ogni volta che conta. La Mercedes ha trovato il ritmo giusto, e Russell lo ha trasformato in punti concreti nel momento in cui il campionato chiedeva concretezza.

Antonelli ha silenziato le voci di chi lo dava in difficoltà con la stessa efficacia con cui si silenzia qualsiasi rumore: producendo numeri che parlano più forte di qualsiasi analisi. Un quarto posto costruito con la compostezza di chi non sente il peso dell’aspettativa perché ha già capito che l’aspettativa è una sua alleata, non un suo avversario.


Racing Bulls — Voto 9

Liam Lawson a Baku ha fatto una cosa precisa: ha dimostrato di non aver dimenticato niente del periodo difficile, e di aver usato quel periodo per costruire qualcosa che ora si vede in ogni frenata e in ogni difesa di posizione.

Novantadue minuti trascorsi con la tenacia fisica e mentale di chi non ammette la cedevolezza come opzione. Davanti alla Red Bull di Tsunoda, posizione difesa con quella specificità tecnica che solo chi conosce le debolezze delle macchine che ha attorno riesce a trasformare in vantaggio. Era un biglietto da visita recapitato nel posto giusto, al momento giusto. Il paddock ha letto l’indirizzo.


Aston Martin — Voto 3

Stroll ha corso il Gran Premio dell’Azerbaijan con la presenza scenica di un elemento decorativo che nessuno ha scelto consapevolmente. Non è una critica alla persona — è una valutazione tecnica su un pilota che continua a trovarsi nel posto sbagliato nella macchina sbagliata, e sembra non accorgersi della distanza tra dove è e dove dovrebbe essere.

Alonso ha fatto il possibile. Il possibile, su questo pacchetto tecnico, non era abbastanza. Il divario tra i due compagni di squadra ha assunto a Baku dimensioni che nemmeno la fantasia più generosa riesce ad attribuire alla sola differenza di macchina.


Williams — Voto 9

Carlos Sainz ha deciso che Baku era il momento giusto per ricordare a chi lo aveva dimenticato che i piloti di questa qualità non scompaiono: si trasformano, si adattano, trovano il modo di essere straordinari anche negli strumenti ordinari.

Primo podio con la Williams. Una prestazione che ha avuto la qualità delle cose che sembrano inevitabili solo dopo che sono accadute — e che prima sembravano impossibili. La monoposto di Grove non è costruita per questo tipo di risultati, ma Sainz ha aggiunto a Baku qualcosa che il reparto tecnico non aveva messo in fabbrica: la convinzione assoluta che fosse possibile. Classifica costruttori gonfiata di punti pesanti, storia scritta, e un palmarès che adesso ha una riga nuova.


Haas — Voto 4

Bearman e Ocon hanno vissuto il Gran Premio dell’Azerbaijan come si vive un pomeriggio in cui la connessione tra intenzione e risultato ha deciso di prendersi una pausa. Le posizioni di partenza avrebbero dovuto tradursi in qualcosa di concreto. Non si è tradotto.

La Haas del 2025 ha avuto i suoi momenti — Bearman in particolare ha costruito nel corso della stagione un curriculum che parla da solo — ma Baku non è stato uno di quelli. Quando il ritmo non c’è e le circostanze non aiutano, il risultato diventa quello che è: neutro, anonimo, indistinguibile dal rumore di fondo.


Alpine — Voto 2

La stagione Alpine del 2025 è la dimostrazione pratica di come il talento dei piloti, senza il supporto tecnico adeguato, produca frustrazione invece che risultati. Gasly e Colapinto hanno abbastanza qualità per stare ben più avanti di dove li mette questa macchina ogni domenica — e la differenza tra dove potrebbero essere e dove sono è la misura esatta del fallimento tecnico di Enstone in questo campionato.

Colapinto ha aggiunto a Baku un incidente in qualifica che ha richiesto ai meccanici un lavoro di ricostruzione impegnativo, seguito da una gara in cui la macchina rimontata non offriva le garanzie che avrebbe dovuto. Il 2026 con la Power Unit Mercedes è l’ultima vera scommessa rimasta sul tavolo.


Kick Sauber — Voto 5

Riportare entrambe le vetture al traguardo sane, in un weekend in cui molte squadre intorno non ci sono riuscite, è un risultato che a Hinwil conta più di quanto potrebbe sembrare dall’esterno. Non è ambizione — è sopravvivenza dignitosa in attesa che il progetto Audi entri nel vivo.

Il 2026 è l’orizzonte verso cui tutto il lavoro attuale è indirizzato. Baku è un passo nel mezzo di un percorso lungo. Il risultato è adeguato al contesto.


FIA — Voto 0

Il trattore in pista durante la Safety Car è l’unico argomento di questo pagellone che non ammette ironia, perché non ne è degno.

Nel 2015, Jules Bianchi morì per una dinamica analoga. La Formula 1 aveva promesso che non sarebbe mai più successo. A Baku, nel 2025, un trattore è apparso in pista a pochi metri dalle monoposto in corsa, visibile nelle riprese televisive con una chiarezza che rende impossibile qualsiasi spiegazione tecnica o procedurale.

Non è una questione di format o di Sprint Race o di qualsiasi altra variabile del calendario. È una questione di rispetto verso chi è morto, verso chi corre, e verso chi guarda. La FIA può discutere di tutto il resto quanto vuole. Ma sulla vita di chi è in pista non si può permettere il lusso di nessuna distrazione.

Si può scherzare su tutto. Su questo, no.


Baku chiude i battenti. Singapore si avvicina, e con Singapore la risposta definitiva a una stagione che ha tenuto aperte più domande di quante la logica del campionato sembrava permettere.

Il Mondiale decide il suo nome tra sette giorni.


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