Storie & Passione | Dicembre 2025

C’è un tipo di fine che non ti avvisa. Non arriva con la progressione ordinata del calcio — che finisce a Maggio, quando l’estate è già lì ad aspettarti con le braccia aperte. Non ha la consolazione delle serie televisive, che puoi ricominciare dall’inizio con un click. La Formula 1 finisce a Dicembre, nel mezzo del silenzio, e ti lascia con quel vuoto specifico che conosce bene chi ha appena chiuso un libro importante: la certezza che quello che hai vissuto non tornerà esattamente uguale.

Ma quest’anno, prima di chiudere il libro, c’era ancora una pagina da leggere. E quella pagina aveva un nome scritto sopra da un pezzo.


L’Uomo Sbagliato nel Momento Giusto

Nessuno avrebbe scommesso, a Marzo, su una narrativa del genere. Max Verstappen aveva dominato la stagione precedente con una superiorità talmente assoluta da rendere le gare esercizi di stile: belle da vedere, meno emozionanti da vivere. Era il campione inevitabile, la risposta scontata a ogni domanda. Ecco perché quello che è successo nel 2025 ha qualcosa di quasi letterario.

La Red Bull non era più un’astronave. La McLaren aveva trovato una velocità strutturale che nessun aggiornamento avrebbe colmato nel breve periodo. Tutto ciò che aveva reso Verstappen inavvicinabile era, improvvisamente, non più disponibile. Restava lui, la macchina, e una stagione da correre.

Otto vittorie. A due punti dal quarto titolo consecutivo.

I numeri da soli non raccontano nulla — o meglio, raccontano la parte sbagliata della storia. Quello che i numeri non dicono è la qualità di quelle otto vittorie: rimonte costruite lap dopo lap su circuiti dove la McLaren era semplicemente più veloce, sorpassi che sembravano usciti da un’altra epoca del motorsport, gestioni di gara che avrebbero richiesto a chiunque altro il doppio del talento e il triplo della lucidità. Verstappen ha corso il 2025 come si corre quando non hai niente da perdere, o forse come si corre quando hai tutto da guadagnare.

Il Paradosso della Vulnerabilità

C’è una cosa curiosa che accade agli atleti quando smettono di vincere tutto: diventano umani. E gli umani, si sa, piacciono molto di più.

Un anno fa, sui social e nei bar di ogni latitudine, Verstappen era il problema della Formula 1 — troppo bravo, troppo veloce, troppo dominante. Il motorsport stava diventando noioso e la colpa, in modo un po’ ingiusto, era sua. Oggi quegli stessi commentatori seguono ogni sua mossa con un coinvolgimento che non si vedeva da anni. La vulnerabilità ha fatto quello che quattro titoli mondiali non erano riusciti a fare: lo ha reso una storia a cui vale la pena tenerci.

Non è cinismo. È come funziona la narrazione sportiva, e forse è come funziona l’empatia umana in generale. Abbiamo bisogno di vedere la lotta per apprezzare il talento. Abbiamo bisogno di sapere che potrebbe non andare bene per emozionarci davvero quando va bene.

Verstappen ha perso il Mondiale. Ma ha guadagnato qualcosa di più difficile da costruire e più facile da perdere: l’affetto genuino di un pubblico che per anni lo aveva rispettato senza mai davvero tifare per lui.

“E non so se avrò gli amici a farmi il coro, o se avrò soltanto volti sconosciuti, canterò le mie canzoni a tutti loro.” — Pierangelo Bertoli

Correre Come Bertoli Cantava

Pierangelo Bertoli aveva una voce che non chiedeva permesso. Ruvida, diretta, con quella qualità rara delle cose autentiche: non si preoccupava di piacere, si preoccupava di essere vera. Cantava per chi c’era, ma avrebbe cantato lo stesso anche senza nessuno in platea.

Guardando Verstappen in questo 2025 — specialmente nei momenti in cui la gara sembrava perduta e lui trovava invece il modo di renderla viva — si riconosceva la stessa qualità. Una guida che non negozia con le circostanze, non aspetta il momento favorevole, non si nasconde dietro le scuse di una macchina inferiore. Prende quello che ha e lo porta al limite di ciò che è possibile, indipendentemente da quanto il pubblico stia applaudendo o fischiando.

È una forma di integrità sportiva che si vede sempre meno spesso. Non perché i piloti di oggi siano meno bravi — anzi, il livello tecnico non è mai stato così alto — ma perché il sistema moderno della Formula 1 premia la gestione, la conservazione, il calcolo. Verstappen fa tutto questo, naturalmente, ma sotto c’è sempre quella corrente sotterranea: il pilota puro che non ha mai davvero imparato a correre in modo prudente, e probabilmente non lo imparerà mai.

La Fine di un’Era, l’Inizio di un’Altra

Il 2026 porterà nuovi regolamenti tecnici, nuove Power Unit, probabilmente una nuova gerarchia. Le vetture saranno diverse. Gli equilibri cambieranno. Qualcuno che oggi lotta per la sopravvivenza potrebbe trovarsi improvvisamente davanti, e qualcuno che ha dominato potrebbe ritrovarsi a inseguire.

È la natura ciclica di questo sport, e in fondo è quello che lo rende inesauribile.

Ma prima di guardare avanti c’è un momento che vale la pena onorare: la fine di un ciclo che ha ridefinito i parametri del dominio in Formula 1, e che nell’ultimo atto ha avuto la grazia inaspettata di regalarci qualcosa di meglio di una vittoria facile. Ci ha regalato una lotta vera, con un protagonista che si è rifiutato di accettare la sconfitta come destino e ha trasformato una stagione di transizione in una delle più belle degli ultimi anni.

Tre mesi al via di Melbourne. Tre mesi in cui il paddock si prepara in silenzio, le fabbriche lavorano senza telecamere, e noi — i tifosi, i lettori, gli innamorati di questo sport assurdo e magnifico — aspettiamo.

Ma aspettare, quando si ama davvero qualcosa, non è mai tempo perso.

È già parte del gioco.


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Analisi tecnico-regolamentare – Power Unit Gate 2026


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